TEMPI MODERNI

Il lato oscuro degli incantatori di serpenti: nessuna magia, solo crudeltà

giulia merlo  
17 luglio 2018

Articolo dell’edizione digitale
I cobra sono praticamente sordi e non rispondono al suono della musica, ma seguono il movimento del “pungi” perché vissuto come una minaccia. Dalla cattura in poi vivono una vita fatta di sofferenze
Il caso

A molti può sembrare solo un’attrazione esotica, invece è una vera tortura per gli animali coinvolti. Quella dell’incantatore di serpenti è una vera e propria professione in molti paesi dell’Asia e soprattutto in India: l’immagine classica, conosciuta da tutti i turisti occidentali, è quella dell’uomo seduto a gambe incrociate mentre suona il suo flauto davanti a un cesto, dentro cui si muove un cobra. Proprio quel suono ipnotico sarebbe irresistibile per il rettile, che ne verrebbe inesorabilmente incantato. La magia, però, è in realtà solo crudeltà.

Chi approfondisce l’argomento, infatti, scopre che i serpenti sono praticamente sordi perché privi della parte esterna dell’orecchio, dunque non rispondono affatto alla musica, ma semplicemente al movimento del “pungi” dell’incantatore, che percepiscono come una potenziale minaccia, e dunque ne seguono i movimenti con il corpo e con la testa.

I serpenti sono praticamente sordi perché privi della parte esterna dell’orecchio, dunque non rispondono affatto alla musica, ma semplicemente al movimento del “pungi” dell’incantatore

Al di là dell’attrazione, inoltre, esiste un mondo oscuro di trattamenti dolorosissimi per i serpenti, che vengono strappati al loro habitat naturale e passano la loro brevissima esistenza chiusi al buio in ceste di vimini. Per capire da dove nasce una tradizione così brutale, però, è necessario risalire al complicato rapporto dell’India con i serpenti.

ASSOCIATED PRESS

Ogni anno sono migliaia le persone che muoiono per il morso dei serpenti e per questo sono considerati creature temute e anche odiate. Fanno parte della cultura religiosa di molte zone rurali dell’India e una delle principali divinità induiste, Shiva, è generalmente rappresentato con un cobra reale intorno al collo. Nel buddhismo, invece, Mucalinda è il re dei serpenti.

Esistono tribù di incantatori di serpenti, che nei secoli si sono specializzate nel catturare gli esemplari delle specie più pericolose, per poi farli “danzare” davanti alle folle.

A partire da questa antichissima tradizione di venerazione e odio da parte degli umani per i serpenti, è nata la pratica dei cosiddetti incantatori. Esistono addirittura tribù di incantatori di serpenti, che nei secoli si sono specializzate nel catturare gli esemplari delle specie più pericolose, per poi farli “danzare” davanti alle folle. Inoltre, in India, gli incantatori di serpenti hanno sempre goduto di una posizione di particolare rispetto tra gli Indù, perchè considerati seguaci del dio Shiva e tra i principali fornitori di antidoti al veleno di serpente.

FRIEDEL GIERTH/PICTURE-ALLIANCE/DPA/AP IMAGES

Che cosa c’è, però, di affascinante in questa forma di spettacolo? Nulla, soprattutto se si ha a cuore la natura. L’attività di un incantatore, infatti, inizia con la cattura dei serpenti dalla foresta: i preferiti sono i cobra indiani perchè hanno l’aspetto più spettacolare, ma gli incantatori di solito hanno molte specie diverse di serpenti nelle loro ceste. Il passaggio successivo è quello di renderli innocui: prima che i cobra siano pronti per essere “incantati”, infatti, subiscono l’amputazione delle ghiandole velenifere e l’asportazione dei denti, attraverso metodi dolorosissimi per l’animale. In questo modo i serpenti non sono in grado di difendersi e dunque sono adatti a far parte di un’”attrazione” che deve solo dare l’illusione d’essere pericolosa.

I serpenti subiscono l’amputazione delle ghiandole velenifere e l’asportazione dei denti, attraverso metodi dolorosissimi per l’animale

Il dramma è che questa pratica di menomazione dei serpenti li rende incapaci di alimentarsi e di digestire il cibo, dunque li condanna a una morte lenta e dolorosa dopo poco tempo dalla cattura. La stessa pratica non risparmia nemmeno i serpenti non velenosi: nel loro caso, invece che asportare le ghiandole, l’incantatore gli sigilla la bocca con del filo in modo da impedirgli di mordere, condannandoli alla stessa fine dei serpenti velenosi.

Oggi, per fortuna, la pratica dell’incantatore di serpenti è illegale in India: il Wildlife Protection Act del 1972 tutela i serpenti, le tigri, gli elefanti e gli orsi. Il cobra indiano, come molti serpenti, è dunque protetto e la sua uccisione prevederebbe un reato per cui non è nemmeno concessa la libertà su cauzione, in realtà però i cobra vengono sempre uccisi quando ritrovati in aree urbane (a causa della loro estrema velenosità e il conseguente pericolo per gli umani) e molto raramente i responsabili vengono perseguiti. La professione di incantatore di serpenti, invece, è stata dichiarata fuorilegge con un decreto del 1991.

AP

Le soluzioni per difendere i serpenti, però, non sono facili da trovare, perchè nei villaggi un serpente velenoso significa morte per i suoi abitanti e dunque viene ucciso. Per ovviare a questo, è stato creato un sistema di “Wildlife Sos” nelle città grandi come Delhi e Agra, dove chi si imbatte in un serpente può chiamare aiuto e ottenere che venga portato via dai veterinari senza dover pagare alcun costo. Si tratta, però, di un servizio molto complicato da prestare, perchè bisogna essere esperti conoscitori di serpenti per potersi avvicinare e catturare questi rettili senza rischiare la vita. E allora, incredibilmente, spesso vengono assunti gli stessi incantatori di serpenti, che decidono di lasciare la loro professione e sono alla ricerca di un nuovo lavoro.

Molti di loro, infatti, provengono da condizioni di estrema povertà e rischiano di finire in galera per la loro pratica, che però è l’unico lavoro che conoscono e sono costretti a continuare a farlo per sopravvivere.

Oggi, tuttavia, l’attenzione della giustizia nei confronti degli serpenti fa sì che i pochi incantatori rimasti guadagnino troppo poco per sfamare le proprie famiglie. Per questo, i giovani cresciuti lontano dalle grandi città e che hanno imparato a “incantare” i serpenti o si rivolgono ad associazioni come quelle che hanno attivato il Wildlife Sos oppure, nella maggioranza di casi, sono costretti a cercarsi altri lavori, come quello di conduttore di risciò o di muratore alla giornata.

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