[Sommario - Numero 129]
Narciso
Sara Stefanini - Nasce a Sorengo, in Svizzera nel 1982. Si diploma in illustrazione e animazione multimediale allo IED di Milano nel 2006. Attualmente lavora come Graphic Designer e illustratrice freelance per magazine e case editrici italiane e straniere. Viene selezionata per il catalogo e la mostra al concorso internazionale Illustrarte per la biennale del 2016.
Senza amore
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Anonimo
Maurizio Cucchi
Emmanuel Macron il ritorno del re taumaturgo
Manon Paulic a colloquio con Yves Jeuland*
narcisi contro narcisi

Quando le emorroidi sono diventate il centro del mondo

Metà degli anni Settanta, Stati Uniti. In uno spazio convegni dell’Ambassador Hotel di Los Angeles, California, l’istruttore ordina al suo pubblico di togliere il dito dal pulsante repressione. Bisogna far uscire fuori qualcosa. Qualcosa di profondo, di essenziale, qualcosa dall’anima, tirarlo fuori e scacciarlo dalla propria vita. Mio marito, mia moglie, la mia omosessualità, la mia eiaculazione precoce, la mia frigidità, il mio onnipresente senso di colpa. È un’epifania. Tutti questi radunati - avevano pagato per radunarsi - erano stati messi davanti all’argomento fin lì meno dibattuto e più inebriante della storia dell’uomo: Io. Io! Io, proprio me stesso, con la mia pancia, le mie unghie smangiucchiate, i miei casini psicologici, la mia discutibile acconciatura, il mio linguaggio incerto, i miei denti storti, tutto questo trascurabile ammasso di carne e di inespressa metafisica di colpo al centro del mondo. Io, col mio caso unico e irripetibile, issato sul palcoscenico perché la mia storia privata diventi storia universale.

Non sono più il pubblico, per un momento il pubblico sono gli altri attorno a me. E lì salta su una donnetta, è il suo turno, e grida “emorroidi”, e allora capirete che cosa è diventato il centro del mondo, grida emorroidi, ecco che cosa deve uscire fuori, e da dove, e lo fa, in quattro cinque pagine memorabili, fra urla liberatorie, la donnetta lo fa, si tira fuori l’arachide, come scrive Tom Wolfe.

Il decennio dell’Io fu pubblicato sulla New York Review nell’agosto 1976. Ora si trova in un’edizione Castelvecchi, un libro che regge le vette dei capolavori di Tom Wolfe. Sono trascorsi 42 anni, Tom Wolfe non aveva sotto mano nemmeno una prospettiva del Tempo dell’Io, internet, i social, il luogo nel quale l’Io sale sul palcoscenico ogni volta che lo si ritiene, non c’è bisogno che ci sia offerto, ce lo prendiamo quando ci va.

Ed era successo, Tom Wolfe lo capisce, che l’uomo si era emancipato e proprio grazie all’onda del capitalismo, al denaro. L’uomo non sarebbe stato salvato da Dio, e nemmeno dai movimenti rivoluzionari di massa, sarebbe stato salvato dalle impreviste e nuove disponibilità: denaro in eccesso e tempo in eccesso. L’umanità si era trovata all’improvviso davanti a questo miracolo, dopo avere acquistato cibo e vestiti restava del denaro persino per pagare un corso di autostima all’Ambassador Hotel, e persino restava del tempo, dopo il lavoro, per andarci. Denaro e soldi per sé, oltre la sopravvivenza, andare in pensione e acquistare un camper su cui visitare il Grand Canyon, oppure girare club notturni per scatenare le più profonde e personalissime pulsioni, proclamare «se ho una sola vita lasciatemela vivere da poligama», se ho una sola vita e un solo girovita lasciate che lo pretenda scolpito grazie alla ginnastica aerobica – la liberazione e la preservazione di sé.

Insomma, era sfuggito tutto di mano. I vecchi socialisti utopici (Saint-Simon, Owen, Fourier, Marx) pensavano che l’uomo, conquistate ricchezze e tempo in eccedenza, li avrebbero investiti in una colta ascesi – Kant e coscienza collettiva. Macché! L’uomo nuovo, nota Tom Wolfe, acquista camicie sportive, barbecue, pick-up, manuali di autotraining, macchine fotografiche, articoli di sexy-shop. Il nuovo sogno alchemico, scrive Wolfe, è mutare la propria personalità, studiarla, rimodellarla, rifarla. E infatuarsene: Io! L’umanità – molto prima che spuntasse la pistola fumante dei social – aveva già accolto l’impetuoso, irresistibile nuovo Divo: Io!


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