aiuto mi ha sedotto un robot

Per anziani e bambini c’è il rischio di suscitare dei veri sentimenti

La tecnologia ai nostri giorni assume un duplice ruolo, rappresentando sia il veleno che la cura: questa creerà nuove opportunità di crescita, ma produrrà nuovi e più “avanzati” rischi. Con l’introduzione di robot sociali (caratterizzati da un aspetto antropomorfo e programmati per avere un legame profondo ed emotivo con l’utente), alcune vulnerabilità umane verranno attenuate e altre aumenteranno. Che cosa accadrà all’uomo che interagisce con queste nuove tipologie di macchine? La possibilità di essere curati da un robot non è più solo una finzione della fantascienza. Il mercato dei robot che assistono gli anziani è in enorme crescita e può costituire un notevole miglioramento della qualità di vita; anche nella cura dei bambini si è dimostrato il loro impatto positivo, per esempio, sulla terapia del Disturbo dello spettro Autistico. Inoltre, negli ultimi anni diverse industrie hanno iniziato a produrre le “baby-sitter metalliche” (termine coniato da Asimov nei suoi racconti), il cui scopo è quello di accudire i bambini ed essere il loro compagno di giochi. Se si delegasse ad un robot la cura di un neonato, questo crescerebbe in modo sano e senza difficoltà? Diversi studi hanno dimostrano come un bambino possa instaurare un attaccamento primario nei confronti della sua Robot Nannies, ma sarebbe impensabile che questa relazione possa sostituire l’affetto di un genitore. Anche nell’ambito della sessualità si parla di una “rivoluzione”, i Sexbot si potrebbero rivelare uno strumento benefico per la terapia sessuale e la compagnia di persone disabili, sole e anziane.

Se queste tecnologie verranno utilizzate con persone fragili, ossia quelle per cui sono stati ideate, queste tenderanno ad essere più isolate e psicologicamente dipendenti dall’interazione con il robot, dipendenza ben diversa e più intensa rispetto alla nostra “assuefazione” da telefonini e social-network. Si tratta fondamentalmente di una relazione unidirezionale, dove verrà costruito un legame in cui si amerà un artefatto che non sarà mai in grado di ricambiare, fornendo, dunque, solo un’illusione di compagnia, che non potrà mai sostituire il calore di una relazione umana. Questi robot presentano un apprendimento esperienziale, prendono decisioni autonome e si evolvono in base a come la persona si rapporta nei loro confronti. L’uomo, spinto da queste caratteristiche sempre più sofisticate, tende a personificare l’automa e a non vederlo più come un oggetto, interpretandolo come reale e quindi in grado di suscitare dei veri sentimenti. Potrebbe compiere azioni per le quali non è stato programmato, che feriscono a livello emotivo e potrebbero essere un rischio per la psiche. La rivoluzione della robotica promette molti benefici, ma insieme ad essi potrebbero sopraggiungere nuovi rischi con cui la società e gli studiosi dovranno confrontarsi per orientare nella giusta direzione l’utilizzo di queste nuove tecnologie.

* neolaureata in Psicologia all’Università di Pisa con la tesi “Implicazioni etiche e sociali delle applicazioni robotiche”


[Numero: 126]