Aiuto mi ha sedotto un robot

E noi ci capiamo guardandoci negli occhi

Come esseri umani, siamo molto abili nel capire il comportamento delle altre persone. Ad esempio, quando siamo a una festa, se una persona si sta avvicinando siamo in grado di predire dal suo sguardo, dai movimenti e la sua postura se intende parlare con noi.

Allo scopo di comprendere questo tipo di comportamenti attribuiamo alle persone convinzioni, intenzioni e desideri. Al giorno d’oggi, le nostre interazioni sociali contemplano non solo altri esseri umani, ma anche agenti artificiali. Interagiamo con l’assistente vocale dei nostri smartphone, con le segreterie telefoniche computerizzate, con i sistemi di navigazione GPS e probabilmente interagiremo anche con assistenti robotici in un prossimo futuro. Saremo in grado di capire le motivazioni che guidano il comportamento dei robot così come facciamo con gli altri esseri umani? Io e il mio gruppo di ricerca lavoriamo per identificare i fattori che facilitano la comprensione del comportamento dei robot durante le interazioni sociali. Ad esempio, siamo in grado di predire che una persona sta per afferrare un oggetto, come una tazza di caffè, perché prima di allungare la mano lo guarderà. La direzione dello sguardo verso l’oggetto di interesse è un segnale che ci permette di anticipare le azioni degli altri e di coordinarci con esse. Uno degli obiettivi del nostro lavoro è proprio quello di riprodurre questo tipo di segnali non verbali nelle azioni dei robot. Nei nostri studi con il robot umanoide iCub all’IIT, stiamo cercando proprio di riprodurre nel suo comportamento quei segnali che potrebbero far scaturire un’interazione sociale tra uomini e robot. In questo modo gli esseri umani saranno in grado di leggere questi segnali nel suo comportamento, e viceversa. I risultati della nostra ricerca avranno un forte impatto sullo sviluppo di robot sociali, che saranno applicati in ambito sanitario, nell’assistenza agli anziani e a persone con diverse forme di disabilità. Per esempio, di recente si è visto che i robot potranno essere utilizzati come strumenti clinici per potenziare le competenze sociali dei bambini affetti da autismo. Alcuni studi hanno mostrato che il maggior vantaggio di questi sistemi consiste nel loro aspetto fisico e nell’estensivo controllo che si può avere sui loro comportamenti. Il robot rappresenta per il bambino autistico l’equivalente di un ambiente sicuro, prevedibile e coerente attraverso il quale sperimentare prototipi di interazione sociale. Diversi studi hanno dimostrato che l’introduzione di robot sociali all’interno del contesto terapeutico ne aumenta significativamente l’efficacia. Io credo che la nostra ricerca sull’interazione uomo-robot possa contribuire a migliorare la qualità della vita di molte persone.

* Ricercatrice responsabile del laboratorio di Social Cognition

Human-robot interaction all’Istituto Italiano di Tecnologia a Genova.

La sua ricerca si dedica alle neuroscienze cognitive sociali

e all’interazione uomo-robot


[Numero: 126]