La svolta di Bruxelles: una donna per la prima volta a capo della Commissione

La tedesca Von der Leyen la spunta su Timmermans, Lagarde alla Bce. L’eurodeputato del Pd Sassoli candidato alla presidenza del Parlamento

La tedesca Ursula von der Leyen, 61 anni, è la prima donna presidente della Commissione europea


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Pubblicato il 03/07/2019
Ultima modifica il 03/07/2019 alle ore 07:00
inviato a bruxelles

Una donna per la prima volta alla guida della Commissione europea. Una donna per la prima volta a capo della Bce. Riparte da qui la nuova legislatura europea: da due volti femminili che segnano una svolta nella storia delle istituzioni Ue, ma che al tempo stesso ribadiscono con chiarezza la centralità di Parigi e Berlino nei giochi di potere. Anche se l’Italia potrebbe conservare la presidenza dell’Europarlamento: i socialisti hanno deciso di candidare David Sassoli, esponente Pd. Si vota oggi.

Ursula von der Leyen - che prenderà il posto di Jean-Claude Juncker - e Christine Lagarde - pronta alla staffetta con Mario Draghi - sono riuscite a mettere d’accordo i leader europei dopo quattro summit. Completano il quadro il belga Charles Michel (liberale) al Consiglio europeo e lo spagnolo Josep Borrell (socialista) come Alto Rappresentante. Ma attenzione: è ancora presto per considerare chiusa la partita. Perché il pacchetto di nomine proposto ieri dai capi di Stato e di governo ha subito scatenato una mezza rivolta all’Europarlamento, che deve dare la sua approvazione al nuovo capo della Commissione.

I Verdi - vera rivelazione delle elezioni - si sono subito sfilati in modo molto netto. «Dopo giorni di discussioni - attacca la tedesca Ska Keller - è grottesca questa intesa dietro le quinte che non soddisfa altro che i giochi di potere e di partito. Questo non è ciò che i cittadini europei meritano». La nuova maggioranza formata da quattro partiti perde già i pezzi prima ancora di cominciare, ma il malcontento va al di là del gruppo ecologista. Ieri sera a Strasburgo è emerso un forte malumore nella riunione dei socialisti-democratici per l’accordo raggiunto a Bruxelles. Gli eurodeputati considerano troppo poco la poltrona di Alto Rappresentante per il partito che si è classificato al secondo posto alle elezioni, soprattutto perché soltanto 24 ore prima era uno di loro - Frans Timmermans - ad essere in pole per la presidenza della Commissione.

L’accordo raggiunto al summit prevede di assegnare ai socialisti anche la presidenza dell’Eurocamera, almeno nei primi due anni e mezzo di legislatura. In quelli successivi spetterà ai popolari e il tedesco Manfred Weber, bocciato per la Commissione, spera così di ritornare in gioco. Al tavolo dei leader era circolato il nome del bulgaro Sergei Stanishev, presidente del Pse. Ma gli eurodeputati hanno invece scelto l’italiano David Sassoli per sfidare Ska Keller. Si vota questa mattina a partire dalle 9. Tra due settimane toccherà poi alla tedesca Von der Leyen passare l’esame dell’Aula. Che al momento non è affatto scontato.

A Bruxelles, però, sono convinti che il via libera parlamentare arriverà. Per questo hanno già iniziato a ipotizzare le altre pedine-chiave che comporranno l’esecutivo comunitario. Pur non essendo decisioni di loro competenza, i leader hanno fatto trapelare che Frans Timmermans e Margrethe Vestager saranno nominati primi vice-presidenti. Saranno affiancati da almeno altri due vice-presidenti: uno dell’Est (si parla dello slovacco Maros Sefcovic) e un italiano. Lo spagnolo Pedro Sanchez ha annunciato che i socialisti manterranno il portafoglio agli Affari Economici (quello che ora è detenuto da Pierre Moscovici). I finlandesi hanno proposto l’ex ministro delle Finanze Jutta Urpilainen, che ai tempi della crisi greca si era distinta per le sue posizioni molto rigoriste.

Intuendo la svolta verso le candidature al femminile, ieri mattina Giuseppe Conte aveva provato a portare al tavolo un suo nome. Ma la proposta di spingere la bulgara Kristalina Georgieva non ha trovato l’adeguato sostegno. Il premier sperava di ottenere un appoggio dai Paesi dell’Est e dai popolari. Che invece si sono subito posizionati sulla Von der Leyen. A quel punto il capo del governo non ha potuto far altro che seguire la massa e accettare la tedesca. In cambio, l’Italia ha ottenuto l’ok per un commissario economico. Conte ha ribadito che “il portafoglio del cuore” rimane quello alla Concorrenza, ma al momento non c’è alcuna garanzia. Con la nomina di Lagarde sarà invece scontato un posto nel board della Bce.—

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