Steve Jobs. Il computer come la bicicletta

Jobs si riteneva diverso dai colleghi e dai famigliari, in parte a causa della sofferenza di essere stato dato in adozione, in parte perché fin da giovane aveva capito di essere più intelligente dei suoi genitori, e forse anche perché la sua personalità forte e in un certo senso irritante gli rendeva difficile stringere amicizie profonde. Chrisann Brennan, sua prima ragazza nonché madre della prima figlia, osserva come già alle superiori Jobs fosse «distaccato e impacciato» e in lui convivessero «genialità, autenticità e rigidità emotiva».

Ha detto di sè stesso: «Ricordo che quando avevo più o meno dodici anni lessi un articolo. Credo che fosse su Scientific American e misurava l’efficacia motoria di alcune specie animali. Quante chilocalorie bruciavano per andare da un punto A a un punto B? Il condor era in cima alla classifica, era più forte di qualsiasi altro. Gli esseri umani comparivano più o meno a un terzo della lista, il che non è un gran risultato per chi dice di essere il punto più alto del creato. Ma qualcuno aveva avuto la brillante intuizione di valutare l’efficienza motoria di un essere umano in sella a una bicicletta. Un uomo con una bicicletta avrebbe battuto anche il condor e sarebbe finito in testa alla classifica. Pensare che noi esseri umani costruiamo strumenti mi ha fatto riflettere. Sappiamo plasmare questi strumenti in modo che migliorino a livelli inimmaginabili le nostre capacità innate. Così, per me il computer è sempre stato una bicicletta per la mente. Qualcosa in grado di portarci molto oltre le nostre capacità innate».

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