Leonardo il Codex Origamus

Nikola Tesla. Il fuoco nel cervello

Anche Nikola Tesla, lavorava da solo e in modo ossessivo, soprattutto di notte, mantenendo pochissime amicizie e relazioni sociali. Una volta disse al padre una frase straordinariamente simile ad alcune affermazioni di Einstein sullo stesso argomento: «Non sono gli uomini che amo, ma l’umanità». Pur essendo un narratore carismatico, Tesla era noto anche per possedere scarse capacità sociali e per essere estremamente anticonformista. Per esempio, scrisse con dovizia di particolari del suo amore per un piccione che credeva fosse la sua anima gemella. Ecco come veniva descritto l’inventore in un articolo apparso nel 1895 sul New York Times: «Sembra un uomo che vive distaccato da tutto. Non ha né conoscenti né parenti in questo Paese, e solo qualche amico con cui confidarsi».

Nel 1893 Nikola riuscì finalmente a realizzare il sogno di sfruttare l’energia delle cascate del Niagara. La International Niagara Falls Commission, presieduta dal celebre fisico britannico lord Kelvin, indisse un bando internazionale alla ricerca di progetti per sfruttare l’inesauribile energia delle cascate, ma rifiutò poi tutte le proposte pervenute, giudicandole irrealizzabili. Lord Kelvin, che aveva cominciato a seguire il lavoro di Tesla, concluse che soltanto un sistema a corrente alternata come quello dell’europeo sarebbe stato adatto allo scopo; chiese così a Westinghouse di costruire una centrale funzionante con le tecnologie a corrente alternata di Tesla presso le cascate del Niagara. Il 16 novembre 1896 la prima energia prodotta dalla centrale raggiunse Buffalo, nello Stato di New York, tra gli applausi generali e accompagnata da una salva di ventun colpi di cannone. L’implementazione del sistema fu un’impresa monumentale e segnò una rivoluzione nella generazione e nella trasmissione dell’energia elettrica.

Secondo molte testimonianze, Tesla condusse una vita di castità. Nonostante alcune voci sul fatto che potesse essere omosessuale, molti suoi biografi sostengono che questa rinuncia fosse più probabilmente una forma di abnegazione per non perdere di vista la sua missione. Una volta gli domandarono perché non si sposasse e lui rispose: «Non penso che un inventore debba sposarsi, perché possiede una natura così intensa, così selvaggia, così appassionata che, se dovesse darsi a una donna della quale fosse innamorato, le darebbe tutto quello che ha, senza più poter dare nulla al suo campo di ricerca. [...] Non mi pare che esistano molte grandi invenzioni realizzate da uomini sposati». Inoltre, all’epoca era diffusa la convinzione che la sublimazione della libido concorresse alla conservazione dell’energia creativa. Sigmund Freud, che Tesla conosceva, sosteneva questa idea (e dai quarant’anni in poi sarebbe vissuto in castità). Fra le grandi menti, anche sir Isaac Newton rimase sempre celibe. Nikola non smise mai di soffrire di disturbi neurologici. In un’occasione, per esempio, provò «la sensazione fisica che il cervello stesse prendendo fuoco. Ero al centro di una luce intensa, come un piccolo sole, e passai tutta la notte ad applicare bende fredde sulla mia testa dolorante». Continuò anche a vedere lampi di luce, soprattutto nei momenti di paura o euforia. Fu lui stesso a raccontare che la loro intensità raggiunse il culmine quando aveva circa venticinque anni ma che non scomparvero mai del tutto. Nel 1919 osservò: «Questi fenomeni luminosi si manifestano ancora, anche se più raramente, ad esempio quando una nuova idea mi colpisce facendomi intuire nuove possibilità». Tesla possedeva inoltre un udito e una vista particolarmente acuti e in periodi di stress la sua sensibilità ai suoni, e più in generale alle vibrazioni, si faceva tanto intensa da diventare fonte di gravi fastidi.

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