Leonardo il Codex Origamus

Nessuno che non sia matematico legga le mie opere

I numeri hanno un fascino misterioso. Sono pieni di intenso significato, spesso nascosto ed è molto bello svelarlo. Anche le figure geometriche hanno lo stesso fascino. Rettangolo aureo, spirale d’oro, triangolo d’oro, ellisse aurea. Nomi che fanno pensare a qualcosa di regale , di fantastico, ad un mondo di fiaba . Nomi che quando si materializzano in figure sono ancora più belli e sommamente armonici. Non deve meravigliarci che numeri e arte possano integrarsi armoniosamente. Ma che cosa è il numero aureo? Che cosa è il rettangolo d’oro? Il numero aureo è pari 1,618 ed è nient’altro che il rapporto tra due numeri. Il rettangolo è d’oro se il rapporto tra lato lungo e lato corto è uguale a 1,618, cioè al numero d’oro . Tra tutte le proporzioni possibili questa è considerata come la più armoniosa ed è presente in natura, nella vita quotidiana, nell’arte, anche di Leonardo.

Guardate la Gioconda. Potreste mai pensare che abbia a che fare con la matematica o con rettangoli d’oro? E l’ultima cena? il volto magnifico che incanta milioni di persone ogni anno di quella donna,chiamata la Gioconda, che tanto ha fatto dibattere sulla sua identità, entra perfettamente in un rettangolo aureo. Non solo, si articola, secondo vari studi, in una successione ad incastro di rettangoli aurei. E se si considera il suo corpo da gomito a gomito, anche questo entra in un altro rettangolo aureo. Anche nell’ultima cena si evidenziano rettangoli aurei, basta guardare il tavolo o anche le dimensioni della stanza e la disposizione di Cristo e dei discepoli. E anche le pareti e le finestre si rifanno a rettangoli d’oro , cioè a rettangoli che possono essere piu piccoli o più grandi, ma il cui rapporto tra lato lungo e lato corto è pari sempre a 1,618, il numero aureo. È possibile che Leonardo come altri pittori rinascimentali, Botticelli con la sua bellissima Venere, abbiano usato i rapporti aurei per definire le proporzioni per molti dettagli delle opere d’arte. Potrebbe essere, di evidenze ce ne sono molte, ma non se ne ha la certezza. Fatto sta che l’ incastro c’è, potrebbe non essere un caso, e potrebbe aver aiutato Leonardo a creare una armonia speciale nei suoi quadri. Dietro opere artistiche possono nascondersi quindi numeri che contribuiscono alla bellezza finale.

D’altro canto lo stesso Leonardo in apertura del suo trattato sulla pittura, manoscritto che venne stampato solo 50 anni dopo, scrive “Nessuno che non sia un matematico legga le mie opere”. Perchè mai solo i matematici avrebbero dovuto leggere un’opera sulla pittura, se non perchè si asseriva il legame profondo con la matematica?

Uno dei suoi più famosi disegni, è quello dell’Uomo Vitruviano, vitruviano perchè fa riferimento a quello inventato dall’architetto romano Vitruvio. Fu pubblicato insieme ad altri bellissimi 60 solidi costruiti a partire dalla sezione aurea , dalla sfera fino al poliedro a 72 basi , icosaedri, dodecaedri vuoti e pieni nel libro di Luca Pacioli De Divina proportione.Libro dove si consacra il numero aureo come armonia e bellezza. Leonardo vi disegna il corpo umano ’ideale’ all’interno di un quadrato e di un cerchio. Le due figure hanno centri diversi: l’ombelico per il cerchio, i genitali per il quadrato. Ebbene il lato del quadrato diviso per la lunghezza del raggio del cerchio danno proprio il numero aureo che corrisponde alle proporzioni ideali del corpo raffigurato. Stendendo e allargando le gambe dell’uomo si crea uno spazio e una figura che rappresenta un triangolo equilatero, con tutti i lati uguali. Le braccia allargate presentano una lunghezza che risulta pari all’ altezza dell’uomo. Ogni parte del corpo viene costruita in proporzione al corpo stesso.

E così studiando le proporzioni della sezione aurea secondo il De architectura di Vitruvio , Leonardo sperimentò ulteriormente e le aggiustò anche a modo suo ,disegnando l’uomo “ideale”.

È un esempio di come durante il Rinascimento, matematica e arte, non erano affatto lontane nè separate, anzi interagivano e a volte potevano anche integrarsi.


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