Leonardo il Codex Origamus

Nei taccuini il suo segreto. Disegnava sempre e tutto

Scrivere e disegnare un libro su Leonardo dà un senso di vertigine» dice Luca Novelli, gran divulgatore scientifico per ragazzi con i suoi Lampi di Genio, collana di libri dedicati ai maestri del pensiero, tra cui, appunto, Leonardo e la penna per disegnare il futuro, ora aggiornato per il 500enario con un’intervista impossibile realizzata nei sotterranei nel castello di Cloux, ad Amboise. A questo si è aggiunto Geniale come Leonardo, un taccuino di idee per liberare la creatività. «È stato Leonardo in persona - sorride lui - ad aiutarmi a trovare la leggerezza, i consigli e i sentimenti che andrebbero trasmessi a un giovane potenziale artista, come siamo stati tutti, nella prima parte della nostra vita. Ne è venuta fuori una lezione interattiva, dove si assapora il pensiero di Leonardo insieme a quello di altri maestri d’arte, design e creatività». Fin dalle prime pagine, il genio da Vinci si rivela un compagno di viaggio saggio, ironico e divertente: «Mi spiace - dice per bocca di Novelli - ma neanche tanto. Questo taccuino non è un iPhone, un tablet o un iPad. È un taccuino. Non ha batterie che si scaricano e non ha bisogno di un abbonamento internet. Ma tra 50 o 500 anni, come miei codici, non sarà superato da nuovi marchingegni e funzionerà bene come ora. Anzi forse varrà di più, soprattutto per te. Dipende da come userai le sue pagine dove accanto ai miei disegni puoi aggiungere quello che vuoi, i tuoi sogni, i tuoi desideri…»

Lei è un esperto nel raccontare ai ragazzi le vite dei geni. Come ha incominciato? Come fa ad appassionarli?

«Ho iniziato negli Anni 80 con Il mio primo libro sui computer, per le Edizioni Elettroniche Mondadori. Ebbe grande successo, fu tradotto il 16 lingue e dire che di computer ne sapevo ben poco. Mi portai a casa un Commodore 64 e dopo 8 mesi “pancia a terra”, consegnai il primo volumetto. Per appassionare i ragazzi alle vite dei geni dò molto spazio agli anni dell’infanzia e della formazione. Il personaggio si racconta sempre in prima persona: io Einstein, io Darwin , io Galileo e così via. Il lettore così rivive le sue avventure e le sue scoperte, ma anche le sue disavventure scolastiche e familiari. Il risultato è che i ragazzi si identificano facilmente ».

E poi ci sono i disegni...

«Nei miei libri disegni e testo non sono separabili. Nella mia testa quando scrivo disegno e quando disegno scrivo. Poi ricordo sempre un frase di Walt Disney: ”con un cartoon si può spiegare qualsiasi cosa».

Parlare ai ragazzi è meglio che parlare agli adulti?

«Si può scherzare di più. Senza mai dimenticare l’età del lettore.

Ricevo spesso mail di informatici, architetti, medici e biologi che hanno letto un mio libro da bambini. Dicono che leggerlo è stato importante, qualcuno mi invita persino a bere un caffè da loro, anche a Monaco o a Seul. In realtà il mio obiettivo non è far diventare tutti scienziati, mi accontento di divertire e far amare e rispettare la scienza. Nei paesi dove la divulgazione per ragazzi è più attiva, l’innovazione e la ricerca sono più avanzate. Credo inoltre che divulgare la scienza voglia dire educare alla risoluzione dei problemi. Mi sembra di fare una cosa utile, soprattutto in un paese come il nostro»

E Leonardo? A me pare che il suo fascino sia speciale, che tutt’ora sia percepito come una sorta di genio tra i genii. Forse perchè è una mente totale e non specializzata? O perché è un sognatore?

«Leonardo era sicuramente un sognatore, ma era soprattutto un genio concreto e produttivo. Sapeva farsi rispettare dai potenti e aiutare dai suoi collaboratori. Un buon manager di se stesso. Credo però che il suo eccezionale fascino derivi dallo stesso misterioso e imponderabile fattore che ci lascia incantati davanti al sorriso della Gioconda».

Da dove nasce la creatività? È davvero un mistero?

«È un’eterna discussione in corso tra me e il genetista Edoardo Boncinelli. Lui pensa che il genio sia inspiegabile e innato, per me le idee nascono dalle idee. Quando i ragazzi mi chiedono come diavolo faccio sapere tutte le cose che racconto nei miei libri rispondo onestamente: leggendo altri libri, andando in biblioteca, visitando musei, facendo qualche viaggio e navigando su internet. Racconto anche che Plinio il Vecchio, il più grande divulgatore dell’antichità, aveva accanto due schiavi, uno leggeva, l’altro scriveva. La sua Storia Naturale è nata così. Io lavoro con due computer, uno per leggere, l’altro per scrivere e disegnare».

Le idee nascono dalle idee, ma Leonardo ha inventato cose che nessuno aveva pensato prima, no?

«Sì e no. Dove Leonardo andava, anche a cavallo e dorso di mulo, disegnava e riproduceva su un taccuino quello che vedeva. Riempì di schizzi, idee e progetti migliaia di pagine. Disegnò persino uno degli impiccati della Congiura dei Pazzi, come reporter del 1478. Poi su altre pagine e nella sua testa, rielaborava, amplificava, sperimentava infine creava. Come diceva Bruno Munari, creatività è saper mettere insieme le cose. Però inventava anche dal nulla, e per certi suoi progetti possiamo attribuirgli doti profetiche. Ha persino predetto… internet».

Lei dice: “È stato Leonardo in persona ad aiutarmi a trovare la leggerezza”. Che cosa chiederebbe lei a Leonardo?

«Di invitarmi ad assaggiare il vino che produceva nella sua vigna, a Milano».

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