Leonardo il Codex Origamus

Ma lo vedete un confronto tv Leonardo-Toninelli sui ponti?

Mettiamo che Leonardo fosse vissuto nella nostra epoca? Sarebbe un “creativo” come tanti, con barba fluente e lunghi capelli, orgogliosamente vegano e vagamente queer. Oggi come allora sarebbe pure entrato nel giro milanese, ma per finire a smanettare con le stampanti 3D. Forse si sarebbe dato arie da startupper, nel caso avrebbe però collezionato solo flop. La rivoluzione digitale annette il genialoide, ma non sa che farsene di un genio assoluto; è pura ridondanza, crea sovraccarico e provoca solo crash.

Chi ha troppe competenze è improbabile che sia preso sul serio da possibili investitori, su quale Leonardo sarebbe mai possibile imbastire un brand? La sua capacità di eccellere in professioni così varie lo renderebbe difficile da comunicare. Avrebbe potuto cercarsi un agente di quelli bravi, quelli che trasformano un cretino qualsiasi in un caso, ma il meccanismo che ha creato il vasto pantheon delle autorevolezze contemporanee, con Leonardo non avrebbe funzionato.

Sarebbe persino difficile proporre il da Vinci come ospite nei talk televisivi, anche nel ruolo d’opinion maker servono persone con un ambito specifico, poi possono parlare di qualunque cosa, ma devono avere una qualifica riassumibile in un sottopancia: “filosofo”, “critico d’arte”, “scrittore”, “giornalista”. Ci sta pure “naturopata”, “mental coach”, “instagrammer”... Però sotto al Nostro che ci scriviamo? È arduo definirlo all’epoca del ruolo mediatico che sovrasta ogni talento assoluto.

Ammettiamo, nel gioco dell’assurdo, che si riesca a farlo invitare dalla Gruber o da Floris? Come da Porro o dalla D’ Urso? In che veste sarebbe possibile presentare Leonardo agli Italiani che fanno le loro scelte? Artista, musicista, ingegnere o anatomopatologo? Ce lo vedete Leonardo che si accapiglia con Sgarbi sul patrimonio artistico? Con Meluzzi sulle leggi della natura, con la Bruzzone sul corpo di un delitto o col Ministro Toninelli su ponti e dighe? Per paradosso avrebbe persino qualche titolo per farlo, almeno più di tanti della solita compagnia di giro i cui pareri sono alla base delle nostre attuali certezze, ma non sarebbe credibile a priori, proprio perché l’unico eccesso che oggi ha mercato è quello della mediocrità. Un umano che può essere definibile solo con l’attributo di “genio eclettico” è sinonimo di buco nero. Tutto ci sparisce dentro e niente se ne tira fuori.

A questo aggiungiamo che oggi i confini del potenziale eclettismo geniale si sono infinitamente allargati, il da Vinci si dovrebbe confrontare con un’estesa umanità connessa. Ci vuole altro che un paio d’ali di pelle di capretto e qualche bel disegno di budella e ingranaggi per consegnare chiavi future a miliardi di umani, collegati assieme e sollecitati da algoritmi pensanti.

No, non ci sarebbe proprio posto per un Leonardo in questa prima porzione di millennio, persino in ogni possibile ipotesi distopica. E’ meglio pensarlo come nella fanta serie tv “Da Vinci’s Demons”, un vero strafico con sovrumani poteri, ma che può esistere solo come personaggio del gioco di ruolo di quei proto nerd che erano i mecenati del nostro Rinascimento.

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