Ma dove vai se un PopUp non ce lhai

Il libro animato, un’invenzione per grandi e piccini

A metà strada tra libri propriamente detti e giochi di carta, i libri animati comprendono numerose tipologie di manufatti che presentano soluzioni tecniche e di comunicazione estremamente variegate, in grado di sfruttare in modo creativo e originale le potenzialità legate alla piegatura della carta, con finalità didattiche o ludiche. L’utilizzo di queste tecniche risale storicamente al XIV secolo, in manoscritti e libri di natura prevalentemente scientifica, e quindi destinati ad un pubblico adulto.

Le volvelle (ruote girevoli) erano impiegate per il calcolo di fenomeni astronomici, ma anche in trattati di filosofia, di religione, di crittografia, o per la misurazione del tempo, come nella splendida tavola settecentesca con lancetta mobile dedicata alle genealogie delle famiglie illustri d’Europa. I libri di anatomia facevano invece sovente ricorso a tavole con alette di carta ripiegate che si potevano sollevare lasciando intravedere gli organi interni.

Verso la fine del Settecento in Inghilterra furono create le Harlequinades, fogli ripiegati costituiti da immagini sezionate che si potevano comporre e scomporre a piacere in molteplici combinazioni umoristiche. Il primo Ottocento vede l’avvio di interessanti sperimentazioni in cui il fine ludico e la destinazione al mondo dell’infanzia sono preponderanti: i primi libretti inglesi basati sul gioco del vestire le bambole (Little Fanny, 1810), alcuni libri francesi “a realtà aumentata” con figure sagomate da estrarre e da posizionare accanto al testo, fino al primo libro con parti mobili, l’affascinante e rarissimo Livre joujou (libro giocattolo) del 1831.

Dopo la metà dell’Ottocento si realizzano esemplari a struttura più complessa, recuperando in forma cartacea effetti derivanti dai teatrini di carta e dai primi giocattoli del precinema: i così detti “scenic book” sono veri e propri libri con immagini tridimensionali in cui si riconoscono gli elementi di un piccolo teatro, come nei diorami settecenteschi. I libri animati a dissolvenza, una specialità dell’editore inglese Nister, sono basati su immagini divise in liste orizzontali o a spicchi che si sovrappongono l’una all’altra dando origine a figure diverse.

Veri e propri anticipatori dei cartoni animati sono i libri a leveraggi, in cui l’azionamento di un’unica leva, mette in movimento tutta una serie di elementi del corpo, degli arti e del viso delle figure, tecnica di cui Lothar Meggendorfer è il genio indiscusso.

Verso la fine dell’ Ottocento l’evoluzione cartotecnica permette di creare manufatti spettacolari, capolavori di “ingegneria ludica” come il francese Guignol (1880), libro teatrino in quattro scene che si possono aprire per una lunghezza di oltre un metro o l’elaborato Giardino Zoologico tedesco che si snoda in sei scene con gabbie, animali e le figure del pubblico in visita.

L’ultima novità che viene introdotta a inizio Novecento, al termine del lungo arco di tempo che è stato definito giustamente l’“epoca d’oro dei libri animati”, è costituita dalla comparsa dei libri pop up, in grado di generare contemporaneamente effetti di tridimensionalità e di sorpresa: nel libro chiuso le figure di personaggi ritagliati e ripiegati restano “tranquille”, ma aprendo il libro “saltano fuori” automaticamente dalla pagina, a tutto tondo. Antesignani di tali effetti sono Les etrennes de Bebè (1905) e The Pop-up Book (1912-14) in cui un elastico, messo in tensione dall’apertura del libro fa sollevare un’aletta sagomata con figure umoristiche. Il nome viene successivamente brevettato e caratterizza nel titolo la famosa serie americana dei Blue Ribbon Books, le serie inglesi dei Bookano di Louis Giraud, molte delle edizioni Disney che ebbero versioni plurilingue e ampia diffusione.

Un cenno infine alla produzione italiana, che in questo panorama compare piuttosto tardi: il primo libro a leveraggi prodotto nel nostro paese è Gioppino in cerca di fortuna (1890), a cui seguiranno nel Novecento quelli con protagonista Pinocchio, disegnati da Attilio Mussino. Un periodo di grande creatività si verifica negli anni ‘40 del dopoguerra, con la fioritura di esemplari disegnati da artisti: dai rari libri gioco di Mario Sturani e quelli molto noti di Munari, tradotti quasi subito in francese e in inglese, al volume 4 Storie in cellofane del 1957, esempio poco noto di design italiano basato sulle trasparenze. Nella prefazione il famoso architetto Marco Zanuso lo definisce “magia e sollecitazione alla curiosità: quello che vogliono i bambini”.

Arte e infanzia, apprendimento e gioco trovano nei libri animati un territorio di straordinaria vitalità che continua ai nostri giorni, affacciandosi anche al mondo delle innovazioni del digitale e ai libri d’artista.

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