Ma dove vai se un PopUp non ce lhai

Per fare la carta non si butta via niente dalle alghe alla cacca di elefante

Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. Anzi, si ricicla. Ecco la legge della conservazione del pianeta, il principio su cui fonda l’economia circolare. Un circuito virtuoso dove ciò che è scarto diventa risorsa. La filiera della carta ha espresso un mix di visionarie intuizioni e rivoluzionarie innovazioni per tendere al traguardo dell’ ”impatto zero”, o quasi. «Le nostre prime carte ecologiche risalgono al 1992 e nascono come risposta ad una specifica richiesta del Magistrato alle Acque di Venezia: riutilizzare le alghe che infestavano la laguna. Valorizzare la piccola percentuale di cellulosa, non era economicamente conveniente. Serviva un’idea. E l’idea è stata quella di utilizzare l’intera alga».

Così è nata l’ ”Alga carta”, come racconta Michele Posocco, marketing manager di Favini, azienda leader nel mondo, 500 dipendenti, due stabilimenti – a Rossano Veneto (Vicenza) e a Crusinallo (Verbania) – e oltre 70 mila tonnellate di carta prodotte ogni anno. Con un ecocatalogo pensato per eliminare, o quanto meno ridurre, la cellulosa di albero, preferendo bambù, cotone e bagassa. E spazio alla fantasia per estrarre la cellulosa da agrumi, uva, ciliegie, lavanda, mais, kiwi e tante altro pescato in discarica. «Dopo il successo dell’alga, che ci ha dato visibilità in tutto il mondo, i nostri laboratori si sono messi al lavoro per testare ed esplorare tutta una serie di prodotti simili e attorno al 2010 ci siamo accorti che il consumatore era diventato più consapevole». Carte da regalo e per il packaging, per l’ufficio e per occasioni speciali. Le carte creative della Favini oggi sono in vendita in oltre 35 paesi del mondo. Da quelle più ruvide e grezze ottenute dai gusci di mandorle e nocciole, a quelle più morbide e delicate ricavate da una, buccia d’arancia e lavanda.

E c’è anche chi osa di più, con numeri decisamente inferiori e prospettive meno ambiziosi, ma riuscendo ugualmente a coniugare sostenibilità e impresa. Succede in Sri Lanka e Thailandia, dove una rete di piccole cooperative locali, da qualche anno trasformato lo sterco degli elefanti in carta. Veicolato poi sul mercato dai canali del commercio solidale. Il costo è di circa quaranta volte superiore alla carta normale, ma ci sono imprese, come per esempio la cooperativa Insieme di Modena - specializzata nella fornitura di servizi assicurativa – che prima in Italia ha chiesto di sviluppare una linea di carta di feci di pachiderma con grammatura 80 e il formato A4 da usare per i documenti ufficiali. E dalla scarto organico che diventa carta, allo scarto di carta che diventa altro il passo è breve. E avveniristico. Ed è quello che sta succedendo nel laboratorio congiunto messo in piedi dalla multinazionale Nocavart e dall’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, per la produzione di bioplastiche a partire dagli avanzi di fabbrica. «L’input di partenza è semplice: prendere quello che è un rifiuto di un processo industriale, e che genera costi di smaltimento e gestione, e rimetterlo sul mercato senza ricadute sulla natura», dice Malena Oliveros, ricercatrice laboratorio di “Smart Materials” dell’IIT. «La cellulosa della carta riciclata diventa il componente di una plastica totalmente biodegradabile, che potrà essere adottata dalle aziende senza modificare le linee di produzione esistenti». Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma quindi. Sparigliando le carte – e la carta - nel segno di un futuro necessariamente più verde.

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI


[Numero: 170]