Ma dove vai se un PopUp non ce lhai

Cartoline da Crumiria

Era nella «buca del tempo» che Guido Ceronetti ritrovava il tempo perduto. Di cartolina in cartolina, rifuggendo ogni smania collezionistica, captando e conservando questa e quella reliquia solo per «amore di poesia», in ciascuna cogliendo un’orma di eden - quando la modernità non incombeva, non imbrattava l’umano genere.

Era l’Europa - i suoi bazar, i suoi mercatini, i suoi passages - la miniera del flâneur Ceronetti, rabdomante di «oggetti che respirano». Nell’arco di trent’anni modellando un «contromuseo», un tesoretto che di tanto in tanto fuoriusciva dalle segrete stanze. Ora ispirando una mostra, magari in forma di collage (un girotondo di bambole agghindate in varie fogge d’epoca, per esempio). Ora, come viatico un francobollo mai ovvio, porgendo una liana salvifica al privilegiato destinatario.

Stagione dopo stagione. Indirizzo dopo indirizzo. A svettare, tra i luoghi da cui Ceronetti spediva le sue compassioni o le sue disperazioni, «Crumiria», fantastica sentina del male di vivere. Sempre che non esitasse a svelare il suo luogo dell’anima, Cetona, dove a lungo visse, dove compì il passo d’addio, imbucando cartoline con le riproduzioni di Van Gogh, «per il suo camminare l’intera esistenza lungo le strade spinose strazianti di un’elezione divina». En attendant il Messia.


[Numero: 170]