Sempre più veloci ma per andare dove

Torino città open

C’è una città che più di altre si sta muovendo in fretta verso il 5G: è Torino, che va a caccia di una nuova vocazione e ha scelto di puntare sul digitale. Non soltanto a livello industriale, ma coinvolgendo il tessuto urbano. Prima con lo show dei droni, che hanno sostituito i fuochi d’artificio alla festa di San Giovanni, adesso con un circuito urbano per i veicoli a guida autonoma o assistita. Li hanno già sperimentati pochi mesi fa- ed è stato un debutto, almeno a livello europeo - e tra poco saranno in strada al fianco di quelli tradizionali. La pista prevista per i test, 35 chilometri d’asfalto, attraversa tutti i corsi principali e sfiora ospedali, università, uffici pubblici, stazioni, stabilimenti, parcheggi interrati. È la ricerca dell’avanguardia in un mercato globale che ha stravolto i rapporti di forza tra i continenti, «in Cina si producono 32 milioni di veicoli l’anno, il doppio dell’Europa e degli Stati Uniti» dice il presidente delle società manifatturiere, Giorgio Marsjai. E allora, ragiona, bisogna provare a intercettare segmenti nuovi. Se Mirafiori è pronta a ripartire dalla 500 elettrica, e sarà una rivoluzione sia per la formazione degli addetti, sia per i fornitori, l’amministrazione si gioca la carta dell’hi-tech. La rete 5G, che permetterà la connessione di tutti i dispositivi, in questo scenario è imprescindibile: quando le infrastrutture stradali sapranno dialogare con ogni vettura, ad esempio, saranno gli stessi semafori a segnalare i tempi d’attesa. C’è un ostacolo: i costi. Che per i bilanci di un comune, ma per quello torinese in particolare, rischiano di essere proibitivi. Ecco perché si ragiona in ottica di open innovation: la città mette a disposizione i suoi spazi, le aziende devono riempirle di contenuti. E finanziarli.

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