Sempre più veloci ma per andare dove

Ma la velocità non è tutto bisognerà riempirla di senso

Prima ancora di essere una sfida tecnologica, il 5G è una questione di immaginazione e narrazione. Il fatto che sia possibile collegare persone e oggetti in maniera velocissima, senza cavi e con un tempo di risposta ridottissimo vuol dire poco in sé: è una rivoluzione, ma pure una necessità, visto che il volume di dati scambiati nel 2024 sarà di 60 volte superiore a quello del 2013. Presto le reti 4G diventeranno insufficienti per una tale mole di dati, e sarà necessario utilizzare le nuove frequenze anche per i soli servizi a banda larga mobile attuali. Già nel 2024 si calcola che il 25% del traffico mobile sarà su reti cellulari di quinta generazione.

La fantascienza
Quello che i numeri non raccontano è come il 5G cambierà la nostra vita: la verità è che ancora nessuno lo sa. La velocità, certo, sarà importante, ma conta davvero scaricare un film in 20 secondi anziché un minuto, o aggiornare il sistema operativo direttamente su smartphone, senza usare il wifi? Tutto questo è già possibile ora: e così bisogna guardare oltre. Ai video in 360 gradi, ad esempio, che non hanno avuto grande successo forse proprio perché ci vuole tempo per scaricarli, e non sempre la definizione delle immagini è soddisfacente; con il 5G filmati anche in diretta, a grande risoluzione e in 360 gradi si potranno scambiare agevolmente. In questi anni la qualità dei display degli smartphone è migliorata, come è migliorata la potenza di calcolo delle schede grafiche. Quindi si potranno usare per chiamate video immersive, senza lag e senza intoppi, e immaginare interazioni più naturali grazie alla realtà aumentata: si potrà, fuori di metafora, uscire dallo schermo e trasferirsi digitalmente nell’ambiente dove si trova chi ci ascolta e ci vede. E grazie all’intelligenza artificiale, sarà anche possibile avere le nostre parole tradotte all’istante in un’altra lingua, scandite da un computer che analizza la voce e la ricompone. Fantascienza? No, ci sta lavorando già Qualcomm, che produce la maggior parte dei chip usati sugli smartphone di tutto il mondo. Il colosso americano ha da poco annunciato un modem 5G di seconda generazione compatibile con le reti esistenti e quelle future: motivo in più per non precipitarsi ad acquistare i primi smartphone 5G che arriveranno a breve, ma aspettare almeno fino all’autunno inoltrato.
Il futuro prossimo
La caratteristica distintiva del 5G, più che la velocità, è il bassissimo tempo di latenza, ossia il tempo che trascorre fra l’invio dei dati e la ricezione della risposta. Si passa da qualche decina di millisecondi per il 4G a qualche millisecondo. Meno di un battito di ciglia, ma quanto basta a frenare un’auto in corsa prima di un incidente. Senza il 5G è impensabile la guida autonoma: i veicoli, infatti, devono essere sempre connessi con un cervellone centrale, che elabora i dati di transito grazie all’intelligenza artificiale e invia in tempo reale le istruzioni necessarie.

In campo sanitario, i pazienti potranno essere monitorati o visitati da remoto in tempo reale, un campo in cui si stanno sperimentando nuove soluzioni anche in Italia.

A livello industriale sarà poi possibile accelerare i processi di digitalizzazione e automazione, eliminando vincoli che rallentano le procedure di aggiornamento dei sistemi automatici. Tagliando i fili, il ciclo di lavorazione potrebbe essere riconfigurato molto più velocemente per realizzare prodotti differenti, aumentandone l’efficienza, diminuendo i costi e l’inquinamento. In un certo senso, il 5G è il tassello mancante tra la tecnologia di oggi e quella di domani: non servirà avere oggetti capaci di elaborare dati, basta che siano in grado di raccoglierli e inviarli al cloud. Sarà poi un supercervellone a elaborarli da remoto e fornire i risultati. Succede già oggi, ma con le reti cellulari di prossima generazione sarà possibile, ad esempio, giocare e usare applicazioni complesse su una console “stupida” o su un telefono poco potente, senza che prestazioni e autonomia ne risentano. Nasceranno anche nuovi oggetti intelligenti capaci di interagire fra loro in maniera automatica, sensori saranno nascosti ovunque, per monitorare la nostra vita e il nostro mondo. Ne risulterà una quantità di dati inimmaginabile: e non basterà contarli, bisognerà connetterne alcuni ed escluderne altri, perché possa emergere un senso, un racconto. Ed è questa è la sfida più grande e problematica per le conseguenze sulle vite di ciascuno e di tutti, che sviluppatori, operatori telefonici, produttori e aziende hi tech dovranno affrontare insieme.


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