Sempre più veloci ma per andare dove

Leader e cantanti tascabili: arrivano gli ologrammi

In principio fu Skype. Fidanzati, parenti e amici che volevano sentirsi senza rinunciare alla comunicazione non verbale avevano un nuovo modo, gratuito, di comunicare anche a grande distanza gli uni dagli altri. Poi tutto si è facilitato, altri sistemi sorti per le videochiamate. Da FaceTime della Apple a Whatsapp, ora nella grande famiglia di Facebook. Ma nell’era digitale i sensi continuano a guidarci e il piacere della vista continua a imporsi nei codici comunicativi. Così da un po’ di tempo la realtà virtuale e immersiva sta spingendo gli orizzonti più in là, con il 5G tutto potrebbe cambiare. E da Microsoft lavorano alacremente a quella che chiamano “holoportation”, ovvero la trasposizione di persone e cose in ologrammi. Presto o tardi tutti noi potremmo sentirci smaterializzati per riapparire altrove in forma di proiezione. Il dono dell’ubiquità comincia a farsi reale.

A dare un assaggio delle potenzialità del mezzo nel mondo politico ci ha pensato nel 2017 Jean-Luc Mélenchon, allora candidato per le presidenziali francesi con la France Insoumise. In comizio dal vivo a Lione si è “sdoppiato” sul palco di Aubervilliers, nella banlieue parigina. Doppio comizio, in contemporanea. Una trovata spettacolare messa in atto anche per svecchiare l’immagine della gauche radicale francese. Seguita quest’anno dai candidati alle elezioni presidenziali in Indonesia, dove l’attuale presidente Joko Widodo e il suo “running mate” Ma’ruf Amin stanno cercando di conquistare così l’elettorato dei Millennials nelle popolose province dell’isola di Java. Certo, ci sono ancora molti limiti nell’interazione tra pubblico e “protagonista”. E questi esempi aprono le porte anche a scenari distopici, con leader onnipresenti e catalizzatori del dibattito (specie se ne immaginiamo l’utilizzo da parte di dittatori o despoti). Ma tant’è, la tecnologia è un mezzo che può essere usato sempre con molteplici effetti.

Altri esempi invece sono arrivati dal mondo dello spettacolo. I primi a usare gli ologrammi in uno spettacolo live sono stati gli U2, che in quanto a trovate dai tratti vagamente megalomani non sono secondi a molti (ricordate quando inviarono a tutti gli utenti di iTunes il loro album Songs of Innocence in versione gratuita?). Più che un ologramma vero e proprio però qui si trattava di una divisione tra musicisti e pubblico tramite uno schermo luminoso. Che poteva svelare o nascondere l’effigie dei divi musici. Anche in Italia le produzioni più grandi utilizzano ormai la realtà aumentata per creare effetti spettacolari. Così al concerto di Ghali, idolo degli adolescenti e emblema dei migranti di seconda generazione che hanno saltato a piè pari le arretratezze del dibattito politico (ascoltare Cara Italia per farsi un’idea), il rapper di Baggio saltava e si muoveva spiritato sul palco mentre la scenografia fatta di schermi intorno a lui si adattava in base ai suoi movimenti. Cambiando scala, anche il duo torinese dei Niagara si è recentemente prodotto in un album, Hyperocean , abbinato a una produzione di realtà virtuale immersiva. Insomma, quello che pensiamo debba arrivarci addosso come futuro sta già trovando i suoi varchi nel presente.

Cosa stanno facendo esattamente da Microsoft allora? Stanno lavorando alla trasposizione di ologrammi con effetto 3D. Finora la visualizzazione degli ologrammi risulta piuttosto piatta e poco interattiva. Poco più di uno schermo cinematografico che trasmette immagini. Con il nuovo sistema invece, su cui stanno lavorando i centri di ricerca più avanzati, l’esperienza cambierà completamente. Dal team di ricerca di Microsoft, composto da Ben Cutler, Spencer Fowers, Wayne Chang e Samuel Ogden confermano: «Finora la sfida più grande è stata la connessione di rete. Troppo debole per gli obiettivi che ci siamo dati. Usando un nuovo approccio di compressione ne abbiamo ridotto l’esigenza fino al 97%. Altre sfide riguardano il cambiamento di luce e di sfondo, la vibrazione e ridurre la dimensione dei computer necessari per la trasmissione. Oggi riusciamo a farli entrare in una macchina». Sì, perché come progresso tecnologico che si rispetti, la capacità di compressione evolve con l’avanzamento della tecnologia. Dai primi computer apparsi sul mercato con le scritte verdi su sfondo nero all’Apple Watch di oggi e alla tecnologia wearable il passo non è stato breve. La nuova tecnologia ovviamente si presta anche a diversi usi: medici e sanitari o l’insegnamento. Sempre da Microsoft stanno lavorando anche alla miniaturizzazione degli ologrammi. Fra qualche anno, non molti, tutti potremmo essere in grado di assistere alla lezione di un corso che ci interessa con un mini professore che spiega la materia seduto sul nostro tavolino da caffè.

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