Sempre più veloci ma per andare dove

In bici con il casco per sapere dove c’è traffico

Un papà va in bici col figlio, ed entrambi indossano il caschetto protettivo. Bene - pensa un osservatore del secolo scorso - così se cadono evitano danni. Chi invece vive già nel futuro sa che quella precauzione serve a prevenire i danni, invece di attenuarli. Il caschetto infatti riceve in anticipo le informazioni su tutti i veicoli in circolazione nelle vicinanze, e dialoga con loro, informandoli che dietro l’angolo stanno arrivando un padre e un figlio in bici. Magari ciò impaurirà qualcuno per ragioni di privacy, ma è evidente che in queste condizioni per fare un incidente devi proprio volerlo.

È solo uno dei molti esempi pratici che ci aiutano a capire nel concreto la rivoluzione in arrivo con la tecnologia 5G. Con questa sigla si intende la quinta generazione della comunicazione mobile. Negli Usa è stata già lanciata da Verizon, con la tecnologia radio di Ericsson, mentre in Europa comincerà la Svizzera entro la fine dell’anno. In Italia il governo ha intascato 6,5 miliardi di euro con le aste per le frequenze, e ora gli operatori privati devono scegliere i partner con cui costruire l’infrastruttura. La competizione è ristretta agli svedesi di Ericsson, i cinesi di Huawei, e forse i finlandesi di Nokia, che già si dividono il mercato mondiale. In Italia la prima antenna pubblica di 5G era stata accesa nel dicembre 2017 dalla Ericsson al Politecnico di Torino, e Vodafone ha promesso di presentare le offerte commerciali nel nostro paese entro il 2019. Gli analisti del settore prevedono che 5G aumenterà i ricavi degli operatori del 36%, e aggiungerà 619 miliardi di dollari al pil mondiale.

L’utente potrebbe pensare che si tratterà del solito aggiornamento nella velocità delle prestazioni del suo smartphone, ma questa è la novità meno significativa. Quella più rivoluzionaria avverrà nel campo industriale e dell’Internet of Things, per due ragioni: la velocità, che passerà dagli attuali 100 megabits al secondo a 1 Gb, e la riduzione della latenza, cioè il tempo tra l’invio di uno stimolo alla macchina e l’arrivo della sua risposta.

Mats Guldbrand mi ha accompagnato nell’Ericsson Studio di Kista, visitato nel novembre scorso dal presidente Mattarella, per vedere in concreto di cosa parliamo. Mi ha fatto toccare un albero, che ha risposto parlando, per spiegarmi come si sentiva. Può sembrare un gioco da fantascienza, ma è un sistema già usato in Malaysia per controllare e salvare le mangrovie. Ho visto le previsioni del tempo basate sui rilevamenti delle antenne del network 5G, che trovandosi a una distanza compresa tra 250 e 300 metri, ti dicono al millimetro dove pioverà. Questo sistema permette a paesi in via di sviluppo come il Ruanda di saltare completamente il costoso ricorso ai radar, e nello stesso tempo avere informazioni così precise da evitare i disastri umanitari come quelli provocati di recente dalle alluvioni. Nelle miniere il 5G permette di seguire in tempo reale i minatori, per prevenire gli incidenti o sapere con esattezza dove andarli a soccorrere. I suoi sensori a terra ci avvertono delle slavine in tempo per salvarci.

Un esperimento già condotto alla Comau dimostra come cambieranno le catene di montaggio. Ora i robot sono statici, aspettando che i nastri portino i prodotti da assemblare: con il 5G potranno muoversi, mentre i prodotti resteranno fermi ad aspettarli. Jonas Akeson, leader dell’intelligenza artificiale alla Ericsson, mi ha mostrato il video del capo della gestione delle reti che parlava con una signorina. Lui le chiedeva quali problemi notava, e lei lo avvertiva del momento esatto in cui un guasto sarebbe avvenuto in un punto specifico della rete. Lei però sconsigliava di mandare qualcuno ad aggiustarlo, perché il sistema era pronto a risolvere il problema in automatico. La signorina era l’intelligenza artificiale di Ericsson, che analizza in tempo reale migliaia di dati e pattern, e prevede i guai con 24 ore d’anticipo. Ciò farà perdere posti di lavoro agli esseri umani, ma per Jonas verranno recuperati con la competenza, l’addestramento e la creatività.

In cortile c’era il camion senza pilota, che si guida in remoto dallo studio. Ciò farà risparmiare lo stipendio degli autisti che non vogliono più fare questo mestiere, ma anche il 21% delle emissioni dannose. Ormai i camion che fanno trasporti ripetitivi tra gli stabilimenti di un’azienda li costruiscono già senza cabina per il guidatore. L’ingegnere milanese Stefano Sorrentino, inventore dell’anno nel settore automotive, garantisce che le macchine completamente autonome arriveranno presto e salveranno migliaia di vite dagli incidenti. Ora infatti l’attenzione è concentrata sui servizi da offrire agli esseri umani, per occupare il tempo libero quando viaggeranno senza guidare. I mezzi poi comunicheranno tra loro, e se il mio noterà che la strada è ghiacciata, avvertirà del pericolo quello in arrivo dietro di me. La tecnologia già esistente consentirebbe di razionalizzare il traffico nelle città, indicando la velocità precisa a cui andare per prendere tutti semafori verdi. Poi ci sono le centrali elettriche o i trasporti pubblici gestiti attraverso il 5G, mentre nella sanità diventeranno possibili gli interventi chirurgici a distanza con i robot. Anche i nuovi caccia F35 si affideranno a questa tecnologia, e ciò spiega la preoccupazione della Nato per i dati che potrebbero finire nelle mani sbagliate.

Nei prossimi mesi gli operatori italiani dovranno scegliere i partner a cui affidare la costruzione del network, e su questo terreno si gioca la partita anche geopolitica con i cinesi di Huawei, accusati dagli Usa di minacciare la sicurezza nazionale dei paesi che gli affideranno la trasmissione di dati sensibili. «Noi - garantisce il Senior Vice President di Ericsson Erik Ekudden - siamo pronti a costruire l’intero network italiano, a prezzi competitivi, con la migliore tecnologia disponibile». Questo perché «abbiamo cominciato prima degli altri, e negli Usa il nostro 5G è già operativo». Fredrik Jejdling, Executive Vice President e capo dei Network, aggiunge che «in Italia abbiamo già costruito l’Ericsson Radio System, che ci permetterebbe di abilitare la vostra rete 4G alla 5G con un nuovo software», risparmiando soldi e tempo. La corsa dunque è iniziata, e la rivoluzione delle nostre vite ci aspetta dietro l’angolo.

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