Ragazzini in prima linea

Mi venga un colpo se faccio la spia!

Quando scompare la luna, sul fiume si posa, come una grande coperta scura, ma poco dopo vedo una striscia pallida sulle cime degli alberi, e capisco che sta arrivando il giorno. Prendo dunque il fucile e scivolo nella direzione del bivacco che avevo trovato, fermandomi ad ascoltare ogni uno o due minuti. Ma non ho fortuna e non mi riesce di ritrovare il posto. Però dopo un po’ scorgo il bagliore di un fuoco in lontananza attraverso gli alberi. Mi avvicino pian piano con grande attenzione. Poco dopo sono abbastanza vicino da dare un’occhiata, e c’è un uomo disteso per terra. Dal colpo quasi mi va insieme la vista. Aveva una coperta intorno alla testa, e la testa era vicinissima al fuoco. Mi metto lì in una macchia di cespugli a circa sei passi da lui, e non gli tolgo gli occhi di dosso neanche per un istante. Oramai era spuntato il grigio dell’alba. Subito dopo lui sbadiglia e sbatte via la coperta, ed era Jim di Miss Watson! Sono stato felice di vederlo. Gli faccio: “Ciao Jim!” e schizzo fuori.

Lui fa un balzo e mi guarda con occhi sbarrati. Poi cade in ginocchio, congiunge le mani e dice: “Non fatemi male... vi prego! Non ho mai fatto male a un fantasma. A me i morti mi sono sempre piaciuti, e per loro ho fatto tutto quello che potevo. Tornate nel fiume, dove c’è il vostro regno, e non fate niente al vecchio Jim, che a voi vi è sempre stato amico”.

Be’, ce ne ho messo per fargli capire che non ero un fantasma. Ero così contento di vedere Jim. Adesso non ero più solo. Gli ho detto che non avevo paura che lui andasse a raccontare alla gente dov’ero. Io parlavo e parlavo, ma lui stava lì fermo a guardarmi; non apriva bocca. Poi io dico: “Adesso è proprio giorno. Prepariamo la colazione. Accendi il fuoco”.

“A che serve accendere il fuoco per le fragole e altra robaccia del genere? Ma voi avete un fucile, no? E allora possiamo trovare qualcosa di meglio delle fragole.”

“Fragole e altra robaccia?” faccio io. “È questo che mangi?”

“Non riesco a trovare nient’altro”, fa lui.

“Ma da quanto tempo sei sull’isola, Jim?”

“Sono arrivato qui la notte dopo che vi hanno ammazzato”.

“Tutto questo tempo?”

“Sì, proprio”.

“E non avevi altro da mangiare?”

“No, signore, nient’altro”.

“Be’, sarai mezzo morto di fame allora, no?”

“Mangerei un cavallo. Proprio così, un cavallo. Voi da quanto state sull’isola?”

“Dalla notte che mi hanno fatto fuori”

“Davvero? Ma come avete fatto a vivere? Ma, già, voi avete un fucile. Molto bene. Ora voi prendete qualcosa e io preparo il fuoco”.

Allora siamo andati dov’era la canoa, e mentre lui accendeva un fuoco sull’erba sotto gli alberi, dove c’era una radura, io prendevo farina, pancetta e caffè, e la caffettiera e la padella, e lo zucchero e le tazze di latta, e il negro è rimasto senza parole, perchè credeva che avevo fatto tutto per magia. Ho preso anche un bel pesce gatto e Jim l’ha pulito con il coltello e l’ha fritto. Quando la colazione è pronta noi ci mettiamo sull’erba e la mangiamo ancora calda. Jim ci ha dato dentro perchè era quasi morto di fame. Poi, quando ci siamo abbuffati per bene, ci siamo sdraiati a riposare.

Dopo un po’ Jim dice: “Ma sentite, chi era quello lì che hanno fatto fuori nella capanna, se non eravate voi?”.

Allora gli ho raccontato tutto, e lui, ha detto che sono un tipo in gamba. Ha detto che Tom Sawyer non poteva fare un piano migliore di quello. Poi io dico: “E tu come mai sei qui, Jim, come sei venuto qui?”.

Lui sembrava un po’ imbarazzato e per un minuto non dice niente.

Poi mi fa: “Forse è meglio che non lo dico”.

“Perchè, Jim?”

“Be’, ci sono delle ragioni. Ma voi non fate la spia se ve lo dico, vero Huck?”

“Mi venga un colpo se faccio la spia”.

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