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Segway, hoverboard e monopattini... Una rivoluzione mobile è cominciata

Fa sorridere automobilisti e pedoni, perché ricorda un gioco da bambini. I primi monopattini nacquero negli Stati Uniti agli inizi del Novecento. Diffusi in tutto il mondo, Italia compresa: tra il 1948 e il 1954 la Lega Vitt organizzò per i ragazzi delle parrocchie il «Giro monopattinistico d’Italia». Ma fino a che non hanno invaso marciapiedi e strade delle grandi città americane ed europee, era assai difficile immaginare che avrebbero potuto diventare, più di cento anni dopo, la soluzione ideale per i piccoli spostamenti in città. Nella definizione di micromobilità elettrica stanno sia i monopattini elettrici, che hoverboard, monocicli e Segway. Piccoli mezzi di trasporto che giocattoli non sono, perché possono arrivare a una velocità di 25 chilometri all’ora.

Non inquinano, e per ripartire basta una casalinga presa di corrente. Possono salire su tutti gli altri mezzi di trasporto pubblico, sono meno ingombranti delle biciclette e non c’è nemmeno da pagare il biglietto. Sono innovativi, ecologici e pure parecchio divertenti. La prima città europea a dotarsi di una flotta di «electric scooter» è stata Parigi, che ha importato nel Vecchio Continente una moda esplosa oltreoceano. Se nei piccoli centri - e in Italia in particolare - se ne vedono ancora pochi, è perché non c’è stata l’esplosione dei servizi di sharing. Lime, Bird ed Helbiz sono state le prime società a debuttare sul mercato, e iniziare a scivolare per leggeri è economico, oltre che semplice. Scaricata l’app, si trovano sulla mappa e si sbloccano con un codice Qr. A fine corsa posso essere lasciati ovunque. Il costo è di circa 1 euro a corsa, più una media che sta tra i 10 e i 15 centesimi al minuto. Ma dopo qualche mese, con l’esponenziale aumento degli amanti del genere, sono iniziati i problemi. Primo, ma dove possono circolare i monopattini? Su strada o su marciapiede? In mancanza di istruzioni, a ogni latitudine la risposta è stata: entrambi. Con i disagi per la viabilità che è semplice immaginare. Secondo, la sicurezza. Il casco non è obbligatorio, l’assicurazione nemmeno, la velocità a cui si viaggia considerevole. Se il Regno Unito ha appena cancellato una norma del 1835 che ne vietava l’uso «per non innervosire i cavalli», San Francisco li ha vietati, lo stesso Monaco. A Madrid possono ancora circolare, ma non sui marciapiedi. A Dubai pure, ma niente compagnie di sharing: va bene solo se il mezzo è di proprietà. E in Italia, che sta succedendo? Per il momento, per usare un’app di sharing bisogna trovarsi a Roma oppure a Milano. Anche se solo con delle mini flotte, le sperimentazioni sono partite. Ma è sempre più frequente imbattersi in pionieri della mobilità innovativa, proprietari del mezzo di trasporto più green che si possa immaginare. Per il momento si va senza casco, e senza assicurazione. Insomma un po’ dappertutto. Per il nostro Codice della Strada semplicemente non esistono. Sono veicoli, come «le macchine di qualsiasi specie, condotte dall’uomo». Se non superano i 6 chilometri orari, e dunque sono a spinta umana, skateboard e monopattini vengono considerati «acceleratori di andatura». Possono circolare, ma solo negli spazi privati. Se invece un mezzo supera i 6 chilometri orari, è assimilato ai ciclomotori a due, tre e quattro ruote. E dunque dovrebbe essere omologato, immatricolato, bannato dai marciapiedi. E per guidarlo non servirebbe solo il casco, ma pure l’assicurazione. I modelli di monopattino elettrico in vendita - dai 300 ai 500 euro - sono omologati, ma non esiste nessun disciplinare tecnico che stabilisca come si fa a immatricolarli. Nemmeno l’Europa al momento è in grado di dare indicazioni precise: il Cen, Comitato europeo di normazione, dovrebbe pronunciarsi a breve, ma per il momento tutto tace. Politica a parte. La micromobilità elettrica è un tema caldo e come da copione l’accordo è lontano. Nella legge di bilancio c’è un emendamento di sette righe promosso da Pd e Legambiente. Si prevede una «sperimentazione nelle città della circolazione su strada di veicoli di mobilità personale a propulsione prevalentemente elettrica come segway, hoverboard e monopattini», d’accordo con le aziende. Tutto risolto? Nemmeno un po’, perché, il testo stabilisce che oltre alle modifiche al Codice della Strada serve un decreto attuativo. Il termine di trenta giorni è scaduto a gennaio, così Legambiente ha lanciato una petizione al ministero dei Trasporti. Ma in queste settimane Lega e M5S sono al lavoro per modificare il Codice della Strada. Si parla di biciclette contromano nei centri abitati, dove il limite è di 30 chilometri l’ora, la precedenza per i ciclisti agli stop, il divieto del fumo in auto. E anche di monopattini e hoverboard. Bisogna decidere dove potranno circolare e come. In attesa di qualche certezza in più, legittimo chiedersi se tra emendamenti e riforme riusciremo a saltare al volo su questa micro-rivoluzione in vedere.

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