Metti la luce nelle bottiglie usate e salverai il pianeta

Sappiamo come e cosa fare ma il guaio è che non ci riusciamo

Ormai lo hanno capito tutti: ogni anno, inesorabilmente, batte il record dell’ ”anno più caldo da sempre”. E gradualmente anche le persone più scettiche o disinformate hanno finalmente compreso che l’aumento delle punte di siccità (delle gelate, delle inondazioni, delle “bombe d’acqua”), e insomma di tutti i fenomeni meteorologici estremi cui assistiamo sempre più spesso è colpa del riscaldamento globale. Grazie agli scienziati sappiamo perché accade, e sappiamo anche cosa bisognerebbe fare: ridurre rapidissimamente - fino ad azzerarle, prima è meglio è - le emissioni di gas serra, cioè prevalentemente l’anidride carbonica, dispersa in miliardi di tonnellate nell’atmosfera a seguito dell’attività economica, della produzione, del trasporto e insomma di tutte le cose che quasi otto miliardi di abitanti della Terra fanno quotidianamente.

Infine, sappiamo anche come centrare questo obiettivo: le soluzioni tecnologiche ci sono, sono tranquillamente alla portata, e alla conferenza di Parigi del 2015 è stato anche messo nero su bianco un percorso per realizzare materialmente questo processo di decarbonizzazione in modo tale da non superare il limite (+1,5 gradi centigradi di aumento medio globale) oltre il quale i cambiamenti climatici e meteo avrebbero effetti gravemente catastrofici nel lungo periodo.

Sappiamo cosa fare e come farlo: ma il grande guaio è che non ci stiamo riuscendo. Proprio pochi giorni fa l’Agenzia Internazionale dell’Energia (Iea) ha pubblicato il suo rapporto annuale in cui descrive i principali trend energetici del 2018 e le relative emissioni di CO2. E i numeri sono impietosi. Secondo il rapporto, le emissioni di anidride carbonica legate all’impiego di energia l’anno passato sono addirittura aumentate dell’1,7% (record di crescita annua dal 2013) rispetto al 2017. Per dare un’idea, in dodici mesi l’aumento nelle emissioni è stato di 560 milioni di tonnellate, vale a dire l’equivalente di TUTTE le emissioni di CO2 prodotte dall’aviazione civile del pianeta. Risultato, si è toccato il massimo storico di emissioni di CO2 nella storia dell’umanità, con 33,1 miliardi di tonnellate in un anno. Questo incremento è dipeso dalla robusta crescita economica globale, e al tempo stesso, con un terribile paradosso, dallo stesso cambiamento climatico: in molte aree del mondo c’è stato un incremento della domanda di energia per raffrescamento e riscaldamento. Cina, India e Usa, da soli, sono responsabili dell’85% dell’aumento nelle emissioni di CO2: l’aumento negli Usa è stato del 3,1%, in Cina del 2,5%, e in India addirittura del 4,5 per cento. In Europa invece, nonostante un’espansione economica pari all’1,8%, la domanda di energia è cresciuta “solo” dello 0,2% e le relative emissioni di CO2 sono calate dell’1,3% (- 50 Mt), soprattutto grazie a una diminuzione del 4,5% registrata in Germania.

Anche le energie rinnovabili sono continuate a crescere nel corso del 2018, ma a un ritmo che risulta ancora del tutto insufficiente. La domanda di energia da rinnovabili è aumentata del 4%, e nel 2018 su queste fonti si è concentrato il 45% della crescita mondiale della produzione di elettricità; la Cina è responsabile del 40% di tutta questa crescita, seguita dall’Europa (25%), ma ancora non basta.

Per centrare quello che la Iea chiama “Sustainable development scenario” le energie rinnovabili dovranno passare dal produrre il 25% di tutta l’elettricità mondiale al 40%; dall’attuale 10% di calore al 25%; dal 3,5% nel settore dei trasporti al 19%. Il tutto entro il 2040. Uno sforzo che rischia però di essere vanificato se nel mentre non si ridurrà fino ad azzerarsi il consumo delle fonti fossili, in primis il carbone, che ancora oggi rappresenta la prima fonte per la produzione di elettricità al mondo, seguito dalle rinnovabili.

Ma i dati dell’Iea dimostrano che - purtroppo - stiamo ancora andando nella direzione contraria rispetto a quella virtuosa ed auspicabile. Con una domanda di carbone che l’anno scorso è cresciuta dello 0,7%, soprattutto in Cina, India e nel Sud-est asiatico, nonostante l’utilizzo del carbone sia come noto la principale causa del riscaldamento globale: la CO2 dispersa nell’atmosfera dalla combustione di questo fossile è infatti responsabile di oltre 0,3 gradi centigradi rispetto al grado complessivo di riscaldamento globale registrato finora a livello globale rispetto all’era pre-industriale.

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