Metti la luce nelle bottiglie usate e salverai il pianeta

E in Friuli hanno messo le api a “lavorare” nella vigna: la natura che aiuta la natura

Mondo agricolo e apicoltura non sono in contrapposizione. Basta parlarsi, avere rispetto reciproco, soprattutto dei tempi altrui, e ciascuno porta a casa il proprio raccolto». A dirlo è la goriziana Mariagrazia De Belli, perito agrario e cofondatrice di una società tutta al femminile, Enomarket, che sta attuando in Friuli Venezia Giulia il virtuoso progetto “Eno Bee, Api in Vigneto”. Prima di avviare il progetto, le imprenditrici hanno investito in apiari di monitoraggio e formazione specialistica, osservando anche il mercato estero e confrontandosi con istituti come il Crea di Bologna, fra i più importanti Enti di ricerca europei sull’agroalimentare. Grazie a piccoli accorgimenti agronomici, sostengono, è possibile arrivare a una completa sinergia fra apicoltura e viticoltura nel rispetto dell’ambiente.

Ai vignaioli propongono l’installazione di un sistema tecnologico di monitoraggio che permette di controllare da remoto lo stato di salute e la produttività dell’ecosistema alveare, anche in rapporto a dati ambientali.

Da oltre un anno, molti hanno aderito al progetto e i primi risultati sembrano incoraggianti. «È un sogno che sta diventando realtà» racconta Mariagrazia. Un sogno condiviso anche da sostenitori importanti come il Consorzio Collio, espressione di eccellenze vitivinicole apprezzate a livello internazionale.

«Di questi tempi, specie mediaticamente, l’agricoltore viene spesso criminalizzato per questioni ambientali. Anche per contrastare questa visione abbiamo appoggiato con entusiasmo il progetto Eno-Bee» racconta Dario Mauring, agronomo che lavora per l’istituto goriziano. «Adottando la pratica del sovescio e seguendo indicazioni precise per eseguire i trattamenti – spiega - la compatibilità c’è. Il Consorzio agevola il processo, in accordo con gli apicoltori, fornendo indicazioni tecniche nei bollettini, consultabili da chiunque».

Se si usano i prodotti fitosanitari correttamente, specie evitando quelli dannosi per le api nei periodi di fioritura in vigneto, non si arreca danno agli insetti sostengono gli esperti come Stefano Amadeo, agronomo, apicoltore e consulente per una società specializzata nel minimizzare l’impatto ambientale delle attività agricole. «Nelle vigne – spiega Stefano – l’ape fa un ottimo lavoro soprattutto nel caso di grappoli danneggiati perché va a raccogliere gli zuccheri presenti e asciuga l’acino, riducendo così il rischio per la vite di patologie fungine. Spesso l’agricoltore equivoca: vedendola sull’acino, crede sia stata lei a fare il buco, ma questo è falso, si tratta di una credenza popolare. Basta mettere un grappolo di uva maturo dentro un alveare per vedere che le api non lo danneggiano affatto, come fanno invece altri insetti».

I sostenitori del progetto lo ritengono autenticamente innovativo ai fini della sensibilizzazione e tutela del territorio. «L’ape stessa – spiegano le promotrici - fa da garante dello stato di salute dell’ambiente che la circonda, fornendo alle aziende un’opportunità per dimostrare la propria sostenibilità non a parole ma nei fatti, dando un concreto valore aggiunto al lavoro in vigneto».

Alcuni vignaioli aderenti a “Eno Bee” sono diventati essi stessi apicoltori, ampliando la propria offerta produttiva aziendale con miele e derivati dell’arnia, come ad esempio cera e propoli. Altre aziende hanno semplicemente “accolto” nelle proprie vigne le arnie. Fra queste c’è anche “Venica & Venica”, a Dolegna del Collio. «Parlare di risultati adesso, dopo soltanto un anno, è prematuro – dice l’imprenditrice Ornella Venica - la sensazione però è certamente positiva. Noi crediamo fermamente nella salvaguardia dell’ambiente e nell’importanza della biodiversità. Tutti insieme possiamo fare la differenza».

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