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Quando la natura si autodistrugge Puglia e Xylella

Come un artista maledetto e dannato, che odia sé stesso e il mondo, come un folle distruttore di bellezza, come un architetto del disastro, il batterio della Xylella che ammazza gli ulivi vuole e può cambiare il dolce panorama della Puglia. Ma chissà se il destino è già scritto, se il bilancio è inevitabile. Chissà se questo soggiorno obbligato nell’incubo ambientale e paesaggistico è un verdetto senza appello. Se fra dieci anni in Puglia non ci saranno più ulivi, come sarà il paesaggio? E se anche gli ulivi millenari, i patriarchi che in alcuni casi sopravvivono da 2.500 anni non riusciranno a scampare all’inevitabile morte da Xylella quale incalcolabile danno sarà? Cosa rischiano l’economia e la cultura di un territorio fondate sull’ulivo?

Queste sono domande che Maria Piccarreta, direttore della Soprintendenza di Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Brindisi, Lecce e Taranto, si fa da quando nel 2013 è iniziata la peste degli ulivi. Tutto è iniziato con poche piante infettate tra Gallipoli e Alezio, ora l’epidemia ha raggiunto le altre province .

«È un terremoto del paesaggio - dice Piccarretta - e non vorrei che si arrivasse a fare qualcosa quando i giochi sono fatti, cioè troppo tardi. I processi vanno governati per mantenere il valore del paesaggio pugliese».

Di solito dopo i terremoti c’è un piano di ricostruzione. È operativo in Puglia un piano contro questo disastro?

«Finora è stato regolamentato il solo espianto finanziato da fondi comunitari. È previsto un reimpianto degli ulivi malati, ma non sono ancora note nel dettaglio modalità e colture. La ricostruzione del paesaggio è un tema che stiamo affrontando in questo momento».

Sin dal 2013 quando furono scoperte le prime piante infette si è parlato di complotti, aspetti economici e crisi degli agricoltori, ma poco del danno ambientale e paesaggistico.

«La Soprintendenza non fu coinvolta: i primi approcci furono esclusivamente di carattere fitosanitario».

La Regione non ha ancora deciso quali sono le risposte definitive all’emergenza Xylella, ma ha individuato due specie di ulivi resistenti al batterio: se dovesse dare il via libera all’impianto dei nuovi esemplari quale sarà il nuovo volto della Puglia?

«Sarebbe notevolmente diverso da quello al quale siamo abituati. Infatti, le due specie si presterebbero ad una coltivazione intensiva: passeremo da 100 alberi per ettaro a 400/800 alberi per ettaro, di dimensioni più piccole molto simili ai filari».

Sul fronte Xylella da più di cinque anni c’è totale inerzia sulla questione ambientale e paesaggistica. C’è contrapposizione tra la tutela del paesaggio e lo sviluppo economico?

«No, non esiste contrapposizione: In questo caso, poi, l’eventuale contrapposizione non si è potuta delineare perché l’aspetto paesaggistico finora non è stato ancora preso nella dovuta considerazione».

“Un uomo senza paesaggio è privo di ogni risorsa”, sostiene Patrick Modiano. Qual è la percezione reale sul rischio di perdita di un patrimonio inestimabile?

«A livello nazionale sembrerebbe molto poco percepita e veicolata, a livello locale -pur prevalendo sempre gli aspetti di natura economica - si percepisce ora una certa consapevolezza della ricaduta sul territorio soprattutto da parte dell’associazionismo nella Terra d’Otranto».

In poche parole ci descriva la Puglia del 2010 e la Puglia del 2030.

«Il nostro lavoro nell’impostazione della fase di ricostruzione del paesaggio è mirato affinché nel 2030 i valori e i caratteri identitari paesaggistici e culturali apprezzati in tutto il mondo rimangano intatti e, pur nella trasformazione indispensabile che subiranno nel prossimo futuro, restino leggibili e percepibili per le future generazioni. Attraverso una piena consapevolezza del cambiamento e una mirata ricostruzione del paesaggio dobbiamo scongiurare che nel 2030 si abbia soltanto un vago e lontano ricordo della Puglia del 2010».

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