Metti la luce nelle bottiglie usate e salverai il paneta

In ogni albero, una centrale elettrica: l’energia naturale non è un sogno ma realtà

Viviamo in un’epoca in cui la tecnologia nasce con una obsolescenza programmata, ovvero basata su una strategia industriale che prevede la “morte prematura” del prodotto per sostenere i consumi. Ormai sappiamo che questo utilizzo dissennato delle risorse naturali non è più sostenibile sul lungo periodo e che tecnologie e fonti energetiche ecologiche, non inquinanti e rispettose dell’ambiente devono rap- presentare una delle sfide chiave a livello mondiale per la società futura. Le piante sono maestre anche in questo: sono infatti “progettate” per sfruttare le risorse disponibili nel loro habitat, in modo da ridurre al minimo lo spreco energetico. Ma c’è molto di più: di recente io e il mio gruppo di ricerca abbiamo fatto una scoperta dalla portata potenzialmente rivoluzionaria. Abbiamo dimostrato sperimentalmente che le piante sono in grado di produrre elettricità. L’umanità potrebbe avere dunque a disposizione una nuova fonte di energia letteralmente verde, perfettamente integrata negli ecosistemi naturali e accessibile in tutto il mondo, in grado di aiutarci a risolvere la sfida energetica del pianeta.

Da poco tempo è stato scoperto che il doppio strato di tessuto delle foglie di piante superiori, formato dallo strato più esterno, denominato cuticola, e dallo strato sottostante di epidermide, funziona come un condensatore che genera elettricità quando viene ripetutamente toccato. In altre parole, la superficie della foglia crea elettricità quando viene toccata da un dato materiale. Vi sarà capitato di assistere a un fenomeno simile quando si elettrizza un maglione di lana o quando prendete la scossa scendendo dall’auto e toccando la portiera, in quelle giornate fredde e asciutte di inverno. Nel caso delle foglie, questo avviene perché il doppio strato cuticola-epidermide consente di convogliare cariche sulla sua superficie, con un processo chiamato “elettrificazione da contatto”. Con il mio gruppo abbiamo approfondito il fenomeno naturale e scoperto che queste cariche sulla superficie delle foglie vengono compensate da altrettante cariche di segno opposto all’interno della foglia, poi trasmesse nel tessuto vegetale interno che agisce come un cavo e trasporta l’elettricità ad altre parti della pianta. Quindi, collegando semplicemente una « spina » allo stelo della pianta, l’elettricità generata può essere raccolta e utilizzata ad esempio per alimentare i dispositivi elettronici.

Attraverso esperimenti di laboratorio abbiamo dimostrato che la tensione generata da una singola foglia può raggiungere più di centocinquanta volt, abbastanza per accendere simultaneamente cento lampadine a led! Inoltre, per la prima volta abbiamo mostrato come questo sistema possa essere utilizzato per convertire il vento in elettricità utilizzando le piante. Abbiamo posizionato delle strisce rettangolari, realizzate in materiali artificiali simili a plastiche morbide, sopra le foglie di una pianta di Nerum oleander, il comune oleandro. Quando il vento smuove la chioma della pianta lo sfregamento tra foglie naturali e materiali artificiali produce elettricità, in quantità proporzionale alla frequenza dello sfregamento e al numero di foglie coinvolte. Di conseguenza il voltaggio prodotto potrebbe aumentare sfruttando l’intera superficie del fogliame di un albero, o addirittura di una foresta.

Ovviamente siamo solo all’inizio di questa nuova sfida, ma si aprono scenari fino a pochi anni fa semplicemente impensabili. Non vengono i brividi a immaginare, in un futuro magari neanche troppo lontano, di poter ricaricare il proprio smartphone “attaccandolo” al vaso del ficus all’ingresso di casa?

E allora credo che la sola cosa davvero sensata da fare sia seguire l’esempio dei maestri: concediamoci di essere visionari come Darwin, Leonardo, Galileo. Poniamoci obiettivi che ci costringano a proiettarci oltre gli steccati, gli schemi e gli orizzonti che vorrebbero imprigionare il nostro sguardo: la storia ci insegna che ciò che oggi appare un sogno, domani verrà discusso come una soluzione reale e realizzabile.

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