Metti la luce nelle bottiglie usate e salverai il pianeta

Economia circolare, l’Italia c’è ma rallenta e gli altri accelerano

Siamo spesso in fondo alle classifiche europee, ma non per quel che riguarda l’economia circolare. Sorpresa! L’Italia inaspettatamente è al primo posto nella circolarità della produzione rispetto ai cinque più importanti Paesi d’Europa: Regno Unito, Francia, Germania e Spagna.

È quello che emerge dal report del Circular economy network (Cen), un progetto che punta a stimolare uno sviluppo dell’economia circolare capace di sostenere le sfide climatiche, ecologiche e sociali, accrescendo al tempo stesso la competitività delle imprese. Una sfida che nelle aziende diventa sempre più cruciale.

Questo inatteso primato però potrebbe presto sfuggirci di mano. Il nostro Paese lo scorso anno ha infatti guadagnato un solo punto in più rispetto al 2017 in questo mercato - secondo le analisi del Cen - contrariamente agli altri Stati che hanno avuto crescite ben più consistenti. L’Italia dunque sta rallentando mentre gli altri Paesi corrono sempre più veloci. Per questa ragione dal mondo dell’economia circolare è stata avanzata a più riprese la richiesta di interventi a favore del settore, una strategia nazionale che si fondi su incentivi all’innovazione e su una nuova fiscalità.

Anche perché questo modello economico produce occupazione. Nel settore del riciclo e del riuso l’Italia registra un’occupazione del 2,1%, un dato ben al di sopra della media europea che si attesta al’1,7%. I numeri sono ancor più eloquenti se si osserva quella che è la bioeconomia, e cioè l’insieme dei settori che trattano materie prime rinnovabili di origine biologica, come il riciclo degli imballaggi in legno, carta o altri materiali.

In questo settore in Italia sono occupati ben 2 milioni di lavoratori (il 7% del totale degli occupati) e il valore della produzione è di 328 miliardi di euro (10,1% del Pil), secondo quanto emerge da un rapporto di Intesa Sanpaolo. Sono numeri importanti che hanno permesso all’Italia di salire nella classifica, fino ad arrivare al primo posto per quel che riguarda il riciclo di rifiuti biocompatibili: il 91% contro una media Ue del 77%, mentre siamo al secondo posto per quel che riguarda l’occupazione dopo la Germania. E la crescita continua. Nel 2017 questa economia è aumentata di oltre 6 miliardi rispetto al 2016, +1,9%.

Ma cosa vuol dire in concreto economia circolare? Ci sono due interessanti esempi che spiegano il valore e l’importanza di questo settore, spesso rimasto sotto traccia. Uno riguarda Genova, mentre l’altro Torino.

Nel capoluogo ligure un team di ricercatori dell’Istituto italiano di Tecnologia (Iit) lavorano a un progetto che permetterà di convertire gli invenduti dei mercati ortofrutticoli in plastica 100% biodegradabile per la realizzazione di packaging ecosostenibile per frutta e verdura. È già stato realizzato un primo prodotto sperimentale, creato a partire dallo scarto dei carciofi rimasti sui banconi del mercato di Genova e non venduti. In questo modo si punta a ridurre l’uso della plastica, che è a un livello insostenibile. Basti pensare che ogni anno in Europa si producono 25,8 milioni di tonnellate di spazzatura plastica di cui il 31% finisce in discarica. Ecco dunque l’idea degli esperti: convertire lo scarto di frutta e verdura in bioplastiche, facilmente biodegradato a fine via.

Altro tema riguarda l’emissione di anidride carbonica. A Torino, al Centre for Sustainable future Technologies dell’Iit, è al lavoro una squadra di ricerca per la riduzione dell’impatto dell’emissione di CO2. L’obiettivo è trasformare l’anidride carbonica prodotta nei cementifici in una risorsa per la produzione di additivi che aumentano le prestazione del cemento stesso. Presto verranno fatti i primi test in un impianto pilota di Atene.

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI


[Numero: 167]