Brexit o non Brexit W Londra

“Tutta colpa della Brexit”: a teatro più farse che commedie

Con i colpi di scena mai finiti, la Brexit può sembrare un romanzo, una commedia, in qualche caso una farsa. E in effetti, uscendo dai momenti anche drammatici della trattativa politica, la Brexit è romanzo, commedia, farsa.

Neanche a dirlo, ha cominciato un italiano, l’attore Francesco De Carlo, che da Roma sbarca a Londra proprio quando Londra ha appena votato l’uscita dall’Europa. Ecco il caso di un uomo arrivato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Francesco sa che presto potrebbe essere rimandato indietro e perciò, se vuole avere successo nel varietà, deve farlo in fretta, prima ancora di imparare un inglese decente. Alla brava, monta uno spettacolo sulla propria esperienza di italiano allo sbaraglio. Racconta la sua scoperta dell’Inghilterra, la ricerca di una scrittura nei comedy club, la difficile convivenza con un popolo disposto a saltare la cena pur di ubriacarsi meglio. Lo spettacolo ha per titolo Tutta colpa della Brexit e ha un tale successo che Francesco lo trasforma in un romanzo prontamente pubblicato da Bompiani con il titolo La mia Brexit.

Gli inglesi gradiscono ma non stanno a guardare. In fin dei conti quella è roba loro, se la sentono incollata sulla pelle come un lenzuolo di ortiche. E poiché si trovano ad un bivio della Storia, sentono di dover dare voce ai sentimenti con ciò che sanno fare meglio: la televisione e il teatro.

Nel 2017, quando è trascorso un anno dal referendum, incertezza e attendismo sembrano dominare l’atteggiamento comune. Il canale televisivo Vice manda in onda quattro puntate di Brexit Stage Left, una stand-comedy del regista Graham Proud con quattro attori, ciascuno dei quali visita una città europea per verificare se a qualcuno importi qualcosa dell’uscita inglese dalla UE. Dublino, Amsterdam, Berlino, Copenaghen: in ogni città si va nei caffè e nei parchi, si incontrano amici, si constata quanto bene si stia dappertutto. È una risposta?

Arriva su questo minuscolo dubbio la BBC con The Road to Brexit, una commedia satirica di Arthur Mathews nella quale uno storico, interpretato dal popolarissimo attore Matt Berry, cerca le origini della Brexit e con foto d’archivio, oltre che con interviste filmate, mette sul tavolo le opinioni più diverse sul controverso momento politico, ma soprattutto è obbligato a rivangare le relazioni sempre difficili che la Gran Bretagna ha intrattenuto con l’Europa dagli anni Cinquanta a oggi. Sempre sulla BBC, come un’appendice a The Road to Brexit, ecco la recentissima sit-com Fawlty Towers, in cui il protagonista John Cleese cerca di spiegare la Brexit agli amici italiani, ottenendo in cambio una raffica di allibiti: “Ma perché?”.

Nella sala da 70 posti dello Union Theatre di Londra, è andata in scena per mesi la commedia People Like Us della giornalista Julie Burchill e della scrittrice Jane Robins. Vi si dimostra come la Brexit possa rompere gli affetti più tenaci. È il caso dei cinque amici appartenenti alla upper class intellettuale che, divisi in due fazioni, finiscono per non sopportarsi più.

Ma il successo dei successi si registra l’estate scorsa al Festival di Edimburgo con Brexit di Robert Khan e Tom Salinsky. È un pezzo di fantapolitica, porta in scena un uomo interpretato da David Archer, che conquista la leadership dei Tory e si trova ad affrontare una doppia impresa: tenere unito un partito riottoso e guidare gli ultimi negoziati per uscire dall’Europa. Scenario fantasioso? Senz’altro, ma si dà il caso che agli inglesi il fantastico piaccia immensamente, quasi quanto il paradosso, come quando dicevano: “Nebbia sulla Manica, Continente isolato”. Ma oggi, anche sulla Manica, non c’è più la buona nebbia d’una volta.

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