Brexit o non Brexit W Londra

Nessuno sa che cosa pensa ma tutti sono d’accordo: Dio salvi la regina Elisabetta

Ogni tanto i britannici si domandano se davvero abbiano bisogno di avere una regina o se non farebbero meglio a eleggersi un presidente come fanno tutti gli altri. In fondo, la Regina non ha dovuto dimostrare nulla per ottenere la posizione che occupa: è semplicemente nata nella famiglia giusta. Ma ogni volta che i britannici si pongono questa domanda e si fa un sondaggio, si scopre che da più di mezzo secolo la grande maggioranza dei sudditi è contenta di vivere in una monarchia.

In ogni paese si sente la necessità di mettere qualcuno su un piedistallo per farlo diventare la personificazione dello stato. Clinton, Obama, Trump e Putin sono stati e sono dei sovrani dotati di poteri maggiori di quelli della Regina. Alcuni di loro, quando hanno dovuto lasciare il posto, hanno cercato di passare lo scettro a qualche parente, proprio come si fa nelle monarchie. Altri, come Franklin Delano Roosevelt, o come sta facendo Putin, hanno prolungato il loro mandato a vita.

Un presidente eletto al trono di uno stato democratico dice ogni volta che sarà il presidente di tutti, ma spesso viene indicato e nominato dalla fazione politica alla quale appartiene e ha sempre molte difficoltà a tagliare le proprie radici. Un re non ha questo problema: è lì per un privilegio di nascita e, non dovendo ringraziare nessuno può davvero rappresentare tutti i cittadini-sudditi quando il momento storico lo richiede.

È proprio per questo che la regina Elisabetta è così popolare. Nessuno può negare che da quando 67 anni fa è salita sul piedistallo per personificare lo stato abbia svolto il suo ruolo al meglio, rappresentando la Gran Bretagna con un decoro, una dignità e un senso del dovere senza pari. Pensate ai presidenti delle altre nazioni (ma anche ad alcuni re) e ai guai che hanno combinato, macchiando la propria funzione con scandali sessuali e politici. I britannici li possono guardare con sufficienza dall’alto in basso, perché a Buckingham Palace c’è stata e c’è Elisabetta.

Lei era lì quando la Gran Bretagna è entrata nella Comunità Europea ed è ancora lì adesso che ne esce, 47 anni dopo. La sua presenza dà un senso di sicurezza, di continuità, di garanzia e di consapevolezza che per quanto le cose possano cambiare, per quanto male vadano, al vertice dello stato c’è una persona che ha visto più volte il paese sull’orlo dell’abisso, e sa che alle tragedie della storia e alle stupidaggini degli uomini il tempo trova sempre un rimedio.

Per essere così popolare, per rappresentare davvero tutti, la Regina deve però esprimersi raramente, e con cautela. Nessuno sa davvero che cosa pensa, salvo i suoi famigliari e amici più intimi. A volte qualche giornalista cerca di interpretarne il pensiero: lei non smentisce mai, perché anche una smentita sarebbe rivelatrice di una presa di posizione. Nessuno dei 13 primi ministri che ha incontrato una volta alla settimana, da Winston Churchill a Theresa May, ha mai rivelato una sola parola di quei colloqui. La costituzione non scritta della Gran Bretagna riduce i poteri del sovrano a quelli “di essere informato, di consigliare e di ammonire”. In realtà potrebbe anche respingere le leggi approvate dal Parlamento, ma sono secoli che nessun re lo fa.

Nei giorni tormentati della Brexit, Elisabetta ha consigliato ed ammonito, invitando i parlamentari a smetterla con le risse e a pensare al bene del paese. Non è servito a molto e certo non deve averle fatto piacere vedere il suo primo ministro costretto a tornare in Europa con il cappello in mano a chiedere aiuto. Lei ha fatto quello che poteva per rappresentare tutti e per salvaguardare la dignità britannica che i tragici errori di Theresa May hanno compromesso. Ma tutto sta cambiando rapidamente e la Brexit potrebbe adesso rinfocolare l’indipendentismo scozzese e complicare nuovamente la questione nord irlandese, mettendo in pericolo l’integrità del Regno Unito.

È uno spettacolo che Elisabetta preferirebbe non vedere, perché tutta la sua vita è stata dedicata a mantenere unito il regno, giustificando anche così il ruolo di una monarchia in una democrazia moderna e meritocratica. Finché avrà forze continuerà a farlo, poi toccherà ad altri. A Carlo e ai giovani principi William e Harry i quali credono, mal consigliati dalle loro mogli Kate e Meghan, che per giustificare l’esistenza di una monarchia occorra renderla più simile alla vita della gente comune. Elisabetta ha dimostrato che è vero esattamente il contrario.

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