Il paese dei figli unici

Senza fratelli né sorelle ma ipertecnologici

La vita quotidiana dei bambini e delle bambine conosce trasformazioni sempre più rapide e intense. I cambiamenti derivano dalle scelte degli adulti, ma sono anche frutto dalla soggettività dei bambini stessi e dalla loro maggiore capacità di entrare in sintonia con il mondo tecnologico. Quando i genitori scelgono o sono costretti ad avere un solo figlio, questi vivrà - condizione piuttosto rara fino alcuni decenni fa - senza fratelli e sorelle, in una condizione di maggiore “centralità “ in una famiglia sempre più “verticale”.

Se il numero di figli si riduce, infatti, e a prescindere dall’aumento dei figli unici, i bambini si trovano a crescere in un mondo con sempre meno pari in famiglia, nella rete di parentela ed anche a scuola, in classi sempre meno numerose. Se poi la speranza di vita continua a crescere, il numero di persone adulte o anziane con cui i più giovani si possono relazionare tende ad aumentare, con genitori, zii, nonni e bisnonni in età sempre più avanzata.

Bambini, dunque, sempre meno numerosi e in contesti sempre più rarefatti, in un mondo con più adulti e anziani e con meno pari. I numeri lo confermano: considerando i bambini tra 6 e 13 anni , poco più di uno su cinque è figlio unico, il 54.5% ha un fratello, il 24.3% ha più di un fratello e molto pochi hanno cugini. Ma non in tutta Italia la situazione è la stessa. Il mondo delle famiglie con bambini è molto diverso al Nord rispetto al Sud. Nelle regione settentrionali il modello del figlio unico è più consolidato e i bambini senza fratelli e sorelle sono ormai un quarto del totale, più di quelli che ne hanno due o più (21%). Inversa la situazione nelle regioni meridionali: qui i bambini con due o più fratelli sono il 28.7% e i figli unici sono molti di meno (16.2%) anche se in crescita.

E le differenze non finiscono qui. Il mondo dei bambini del Centro Nord e del Sud sono molto diversi anche dal punto di vista dell’attività lavorativa e del livello di istruzione della madre, aspetti che agiscono in misura determinante sulle opportunità di crescita culturale e di socializzazione. Ebbene , il 52% dei bambini ha la madre che lavora, ma se al Nord tale quota sale al 64,5%, nel Sud le madri lavoratrici sono appena il 33%. Inoltre, al Sud l’istruzione della mamma è bassa nel 42.8% dei casi, contro il 28% del Centro Nord. Come dicevo, è anche la nuova e multiforme soggettività dei più giovani a trasformare profondamente le loro vite. In effetti, l’immagine del bambino e dell’adolescente solitario non risponde esattamente alla realtà, neanche se si tratta di un figlio unico. Bambini e ragazzi sono sempre più attivi e sempre più in rete, con un crescente numero di relazioni, nuove modalità di comunicazione , sia virtuali sia tradizionali. Fruiscono di più di spettacoli culturali, vanno al cinema, a teatro e ai musei più di prima, leggono e usano molto internet. Il mondo dei bambini è molto più eterogeneo che in passato, con livelli già alti di personalizzazione dei consumi e una straordinaria combinazione di gusti, tempi e modalità di fruizione. Ciò riguarda la maggior parte dei più piccoli e soprattutto dei figli unici anche perché i genitori si danno strategie per compensare l’assenza di pari in famiglia, puntando ad offrire maggiori opportunità di socializzazione non solo a scuola ma anche nel tempo libero.

Le opportunità crescono se la madre lavora e se ha un titolo di studio più alto. Per questo chi vive a Sud è decisamente più svantaggiato, richiamando la nostra attenzione su un problema molto serio, quello delle disuguaglianze territoriali. Un problema assai delicato e ben più grave quando interessa i bambini piuttosto che gli adulti. Alla luce dei dati sulla povertà, la grande dinamicità che osserviamo nella quotidianità dell’infanzia e dell’adolescenza – frutto, e al contempo volano, di crescita e nuove opportunità - per alcuni settori della società si ridimensiona. Nascere in una famiglia povera e permanere a lungo in questo stato aumenta la probabilità di essere poveri per tutta la vita. Essere povero per un bambino significa non poter sfruttare le opportunità formative, culturali e di relazioni sociali che si presentano agli altri bambini, ed è difficile recuperare da grandi quanto si è perduto da piccoli.

La povertà nel nostro Paese è fortemente caratterizzata dalla presenza di minori: in totale 1milione 200 mila poveri assoluti. Figli di famiglie numerose, figli di madri sole, figli di immigrati, tantissimi figli del Sud, che avrebbero il diritto di vivere infanzia e adolescenza con le stesse opportunità dei loro coetanei. Sviluppo del Sud e investimenti per il lavoro femminile sono gli elementi fondamentali per sradicare la povertà dei bambini e garantire il futuro che spetta loro.

È questo il punto di vista da cui devono partire le politiche, dalla vita concreta, vera, psicologica e sociale delle persone, di tutti i cittadini, per prospettare soluzioni che affrontino i problemi nel lungo periodo, guardando oltre la contingenza. Altrimenti le disuguaglianze tra bambini aumenteranno e la forza creativa e la nuova soggettività che esprimono sarà appannaggio solo dei più fortunati.

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