Il paese dei figli unici

Le conseguenze dell’amore fanno male: la violenza non educa

Lo scorso 6 marzo i senatori francesi di ogni versante politico hanno votato a favore della proposta di legge contro le violenze educative, presentata dalla socialista Laurence Rossignol. Oggi sembra difficile ricordare che, appena 10 anni fa, la deputata che propose una legge simile fu sbeffeggiata da molti parlamentari. Certamente perché molti di loro ignoravano che le conseguenze di queste violenze sono molto gravi. È proprio nel 2009 che su Facebook nasce il gruppo che darà vita nel 2016 all’associazione StopVEO Enfance sans violences, che ha contribuito a far avanzare il dibattito politico intorno a questa legge. Le violenze educative ordinarie sono le punizioni fisiche (schiaffi, pizzicotti, strattonamenti, sculacciate, tirate di capelli o di orecchie…), le violenze verbali (insulti o sgridate), le violenze psicologiche (minacciare, intimidire, ricattare, umiliare, minimizzare le emozioni, privare di attenzione, di affetto, di comunicazione). Le conseguenze di queste violenze, dette “ordinarie” perché comunemente accettate dalla società (per distinguerle dai maltrattamenti) ed “educative” perché l’idea comune è che siano utili, anzi necessarie per educare i bambini, sono innumerevoli. Secondo numerosi studi, l’aver subito violenze durante l’infanzia aumenterebbe il rischio di suicidio, di alcolismo, di tossicodipendenza, di dipendenza dal tabacco, d’obesità, di avere comportamenti a rischio, di sviluppare una depressione, di ritrovarsi in una situazione di emarginazione, di subire nuove violenze o di commetterne. L’87% dei genitori francesi ammette di esercitare della violenza fisica sui loro bambini e il 99% è ricorso alle minacce verbali e/o psicologiche. La violenza educativa ordinaria comincia spesso prima dei 2 anni, ad un’età in cui il cervello del bambino è ancora immaturo e fragile. Secondo la psichiatra francese Muriel Salmona, specialista della memoria traumatica, in Francia un bambino su quattro ha subito delle violenze fisiche, uno su tre delle violenze psicologiche, e afferma che le violenze subite nell’infanzia possono far perdere 20 anni di aspettativa di vita. Le violenze educative sono la culla di violenze più gravi: i decessi di bambini dovuti alle percosse si verificano molto spesso in contesti punitivi. Le violenze possono aumentare di frequenza e/o di intensità e causare il decesso della vittima.

I dati riguardo ai decessi di bambini sono attualmente molto difficili da stabilire. Fino all’anno scorso, si citava lo studio della pediatra ed epidemiologa francese Anne Tursz, che avanzava per la Francia il numero di 2 decessi al giorno di bambini, vittime di violenze o negligenze. Recentemente questa cifra è stata messa in dubbio e si parla di un decesso ogni 5 giorni, ma quest’ultimo dato rappresenta solo i fatti oggetto di una procedura giudiziaria. Il numero è dunque sottostimato. La legge (la proposta di legge francese dovrà seguire la navetta parlamentare per essere iscritta nel codice civile) è un passo indispensabile per far prendere coscienza che ogni violenza su un bambino, anche quella che può sembrare irrisoria, ha delle conseguenze sul suo sviluppo. Ma la legge dovrà permettere di istituire un accompagnamento alla genitorialità. Il “secrétaire d’état” francese Adrien Taquet ha annunciato un “Patto per l’infanzia” prima dell’estate, che prevedrà delle misure di accompagnamento già durante la gravidanza. StopVEO spera che l’esempio francese possa dare impulso ad altri Paesi, come l’Italia o il Belgio, che non hanno ancora abolito la violenza educativa per legge. La situazione italiana attuale fa pensare a quella francese di dieci anni fa. Sui social networks, dove StopVEO è molto attiva, i discorsi tenuti da molti italiani, anche professionisti, sono ancora intrisi di una volontà di minimizzare le violenze sui bambini. È possibile che tra qualche anno delle cifre sulle violenze educative in Italia e sui decessi che esse causano vengano rese pubbliche anche nella Penisola. Scopriremo probabilmente allora con stupore che i fatti di cronaca di cui parlano i giornali e che ci scandalizzano tanto sono solo la faccia visibile dell’iceberg. Proprio come è successo con i femminicidi.

L’Italia deve appropriarsi di questo problema, che è un problema di salute pubblica, e prendere le misure necessarie: una legge e delle misure di accompagnamento, affinché anche sul suolo italiano i bambini siano protetti da ogni forma di violenza e in ogni contesto. Ricordiamo che per prima la Svezia ha abolito le punizioni fisiche nel 1979, e che altri 53 Paesi nel mondo ne hanno seguito l’esempio.

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI


[Numero: 165]