Il paese dei figli unici

Il difetto è nei genitori

Quando capita che nascono, i bambini di oggi sembrano tali e quali i bambini di ieri, forse solo un po’ meno grassottelli; quando poi cominciano a crescere, allora sono proprio come i bambini di ieri. Li ho visti, è proprio così; solo che niente intorno a loro è come ieri, nemmeno chi li ha messi al mondo, e così, a differenza dei bambini di ieri, i bambini di oggi prendono repentinamente a soffrire di un gran smarrimento. Tali e quali i bambini di ieri, i bambini di oggi non pensano che a una cosa sola, a vivere e crescere in santa pace, scampare alla loro angosciante fragilità, ai grossi microbi che incessantemente li attaccano e alle ignote, micidiali insidie disseminate ovunque nel mondo infinito. Sono molto volenterosi i bambini e assai lesti nell’imparare a cavarsela, ma perché questo accada hanno bisogno e ardentemente vogliono una cosa, una sola cosa ma di vitale importanza, sentirsi al sicuro, toccare con mano qualcuno che li badi su cui riversare la loro candida fiducia. È per questo che esistono le madri e i padri, e al tempo che sono stati inventati li avevano fatti amorevoli e forti, indomiti e inamovibili, proprio come servivano ai bambini per sentirsi al sicuro. Ma i bambini di oggi vengono al mondo e avvertono con sgomento che c’è qualcosa che non va tutto intorno a loro, aprono gli occhi e per prima cosa vedono di dover confidare in padri e madri difettosi. Fragili e insicuri, dubbiosi su sé stessi e sul da farsi, nevrotici e inclini all’ansia, essi stessi bisognosi di confidare in qualcuno che gli allevi il peso della grana che si sono accollati, propensi a trovare ogni buona occasione per lasciar perdere, e per questa ragione devastati dai sensi di colpa e indefessamente dediti a escogitare strategie di auto assoluzione. Grossi guai per i bambini ancor prima di uscire di casa. Poi, là fuori, scoprono quanto sono pochi e soli e indesiderabili, quante cose ci sono per loro di nessuna utilità e quante poche buone per l’unica ragione che conoscono, vivere. P.S. Così colmo di buone intenzioni come sono, mi sto chiedendo come potrò mai raccontare la fratellanza universale, così necessaria alla prosperità della specie, a una generazione di figli unici.

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