Il paese dei figli unici

Ghostbusters e la Trota blu Scherzi e ironia nei loro video

Scanzonati, ma attenti alla realtà quotidiana. Consapevoli della loro dipendenza da iperconnessione ma comunque a modo loro critici – anzi, spaventati – nei confronti degli usi distorti dei social. Spietati lettori delle contraddizioni di noi adulti ma abili nel rispondere ad ansie e problematicità tipiche dell’età con una raffinata arma di autodifesa: l’ironia. Ciak, sì gira! Una generazione si racconta e lo fa con il linguaggio del cinema. Succede al “Sottodiciotto Film Festival” (si chiude il 22 marzo a Torino), dove oltre trecento scuole hanno partecipato al concorso a loro dedicato, nato vent’anni fa per dare visibilità al frutto all’utilizzo del mezzo cinematografico in ambito didattico. E il sottoscritto, partecipando alla giuria della sezione relativa alle Scuole Secondarie di I grado, ha avuto il privilegio in anteprima di scrutare l’universo messo in scena dai ragazzi con i loro cortometraggi. “Volete sapere chi siamo? E allora guardateci!”. Sembra vogliano dire questo attraverso le telecamere, un mezzo a cui sono ormai sempre più avvezzi e che aiuta a gettare maschere e a togliere filtri: così come si nascondono nella loro “second life” fatta di chat, stories e messaggi vocali, attraverso l’escamotage di trame e copioni mettono invece in mostra la loro quotidianità, pescando serenamente nel “non detto” e nei buchi neri interiori. Però, forse proprio perché stanchi della sensazione di oppressione e malessere agitata dal mondo dei grandi, si aggrappano alla leggerezza, proprio come occasione di riscatto e di presa di distanza dagli adulti. Succede per esempio con La trota blu, realizzato dalla scuola media di Cannero, sul lago Maggiore. Si parla di primi amori, ma anche di prime prevaricazioni del maschio incapace di accettare il rifiuto di una ragazza. L’attualità raccontata dai giornali che si concretizza nelle dinamiche tra preadolescenti, ma la soluzione arriva con una parodia: rifacendosi al fantomatico fenomeno della Balena blu, una sorta di gioco a prove nato nel web e che – guidati da qualche mente occulta – avrebbe portato i ragazzi a compiere sfide sempre più pericolose fino ad arrivare a mettere a repentaglio la propria vita, i ragazzi s’inventano la trota blu. Un gruppo di amici che sa darti i consigli giusti, e sdrammatizzanti, per pensare con la tua testa, accettarti per quello che sei e imparare a sorridere anche delle proprie debolezze. E così anche il genere fantasy diventa un altro strumento per esternare, quasi esasperare, i propri incubi, e abbatterli poi a colpi di immaginazione.

Come in Strange school della scuola “Aosta” di Reggio Emilia, dove il panico da compito in classe non concluso diventa l’incipit per l’avventura di tre compagni a caccia di una strana presenza tra corridoi, tre novelli e improvvisati ghostbuster che affrontato il fantasma della bocciatura. E non fuggono i giovanissimi le derive del loro tempo, come il cyberbullismo e la diffusione online di immagini imbarazzanti. Ma ancora una volta preferiscono tentano di scavallare la retorica e il buonismo, dicendo le cose come stanno – visto che il tema lo conoscono molto bene – portando in fiction la loro realtà. Proponendo però strategie di buon senso per proteggersi. Ed è quello che succede nel corto La foto, dell’Istituto “Luigi Sturzo” di Biancavilla, in provincia di Catania, dove un’innocente immagine scattata per gioco, abilmente ritoccata e buttata nel tritacarne del web diventa per una studentessa un gioco insopportabile. Per fortuna però era un sogno, sogno che diventa il pretesto per fare un passo in dietro e prendere consapevolezza dei potenziali pericoli celati nei social. Retorica e buonismo che vengono recintati anche quando si porta l’obiettivo della telecamera sugli argomenti caldi della società, come l’accoglienza e l’integrazione. Bravissimi qui gli studenti dello “Zingarelli” di Bari, con la loro videopoesia A mare: tutto il dramma di un viaggio, di una migrazione forzata, viene rinchiuso in una valigia, dove gli oggetti sono parole, storie, sogni e speranze. Quello che colpisce è lo sguardo che i ragazzi hanno utilizzato: non la facile via della sofferenza, ma quella più elegante dell’estetica e della bellezza. Non l’istinto quindi, ma la riflessione: un approccio maturo, più complicato, ma proprio per questo più moderno ed efficace.

Così come la questione climatica, che tocca sempre di più gli “under 18” – ce lo dimostra la cronaca di queste settimane – e che dai banchi scelgono di denunciare in modo nuovo: non più un ambientalismo di facciata, non più un allarmismo fine a se stesso, ma una richiesta di soccorso alla scienza e alle competenze. Nasce così Cambiamenti climatici, l’efficace e sfaccettato documentario della scuola “Caprin” di Trieste, che si conclude con lo slogan “Il futuro è nelle nostre mani”. Apparentemente una frase fatta: la novità sta forse nel fatto che a questo giro le ragazze e i ragazzi le mani le vogliono forse davvero metterle in azione.

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