Gira la bussola del vino

E le bollicine piemontesi vanno sempre più su

Si chiama Alta Langa e non è un caso. È lo spumante metodo classico prodotto con le uve pinot nero e chardonnay di vigneti coltivati sopra i 250 metri di altezza, ma che ormai si spingono sempre più in alto fino a sfiorare i mille metri, dove fino a poco tempo fa c’erano solo boschi e noccioleti. È una tendenza ormai consolidata, una corsa in salita alla ricerca di terre buone e temperature fresche che anche sulle colline del Sud Piemonte ha un nome ben preciso: cambiamento climatico.

In Langa e nel Monferrato - dove i gioielli sono vini come Barolo, Barbaresco, Barbera e Moscato - non sono rimasti fermi a guardare. Giorgio Rivetti, titolare della Spinetta a Castagnole Lanze e di una maison storica come Contratto a Canelli, ha comprato nella Champagne cloni selezionati di barbatelle di pinot nero e chardonnay e ha impiantato 37 ettari di vigneto a Bossolasco, 800 metri di altezza, dove fino a qualche decennio fa c’era uno skilift. «Ho trovato terre bianche bellissime, da nebbiolo e da grandi spumanti» dice entusiasta. «Il Piemonte del vino avrà un grande sviluppo guardando verso l’alto». I primi risultati sono già nei calici: The Wine Advocate, la prestigiosa rivista fondata dal guru della critica Robert Parker, ha gratificato con 96 centesimi la Riserva Special Cuvée Pas Dosé 2010 e con 95 il For England Rosé Pas Dosé 2012 di Contratto. Punteggi che, a livello internazionale, in genere ricevono solo i grandi Champagne.

Un altro barolista di Serralunga, Sergio Germano, per produrre l’Alta Langa si è spinto fino a Cigliè, nel Monregalese. «Mineralità e altitudine - dice - sono le chiavi vincenti. In tre anni, ho raddoppiato la produzione». Anche Angelo Gaja ha investito a Cigliè, dopo aver già comprato qualche anno fa il più bel noccioleto dell’Alta Langa: quello di Cascina Langa, a 700 metri nel comune di Trezzo Tinella. Praticamente, il cru della Tonda gentile trilobata riconvertito in un futuro cru del vino. «Senza dubbio - dice l’uomo simbolo del Barbaresco - il cambiamento climatico porterà la nostra zona ad avere vini bianchi sempre più interessanti».

Nuovi vigneti sono spuntati anche a Roddino, Bonvicino, Serravalle Langhe, Levice, Bubbio, Loazzolo e a Cavatore, territori finora del tutto periferici nella preziosa mappa del vino di Langa. Giulio Bava, presidente del Consorzio Alta Langa e titolare di Cocchi, ha investito a Trezzo Tinella e a Monforte. «Il progetto Alta Langa - spiega - è nato per valorizzare le aree finora considerate marginali per la viticoltura del Basso Piemonte: zone di contorno alle grandi docg, che quasi sempre hanno la stessa preziosa composizione del terreno». Alte bollicine piemontesi, che escono sul mercato dopo 30 mesi di invecchiamento e solo millesimate. «L’obiettivo è arrivare a 3 milioni di bottiglie, non appena i 350 ettari di vigneti impiantati saranno in produzione».

r. fio.

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