Gira la bussola del vino

E l’archistar va in cantina: estetica e razionalità alla prova delle emozioni sensoriali

Il boom della produzione vinicola negli ultimi decenni sembra aver spinto cantine di tutto il mondo a chiamare archistar in grado di dare lustro al proprio nome. La presenza dell’architetto famoso diventa fiore all’occhiello dell’azienda, ma risponde anche all’esigenza di organizzare in modo più consono ai tempi gli spazi di un ciclo produttivo che comprende sempre più spesso anche la degustazione e la vendita in loco. La cantina non è più solo territorio del vignaiuolo e dell’enologo ma diventa un luogo d’accoglienza e di ospitalità, dove grazie al vino e al turismo ad esso legato si possono vivere piccole e grandi emozioni non solo sensoriali ma anche estetiche.

In Italia da tempo grandi firme si cimentano nell’architettura delle “cattedrali” del vino. Si può partire con Renzo Piano che ha progettato, tra il 2001 e il 2007, la Tenuta Rocca di Frassinello, nel comune di Gavorrano in Maremma Ai primi anni 2000 risale anche il progetto dell’architetto svizzero Mario Botta per la cantina Petra Moretti a Suvereto in provincia di Livorno.

A Bolgheri, dove nascono i Supertuscany, la cantina Ca’ Marcanda di Angelo Gaja è firmata da Giovanni Bo. In anni più recenti, nel 2015, due cantine toscane sono state candidate al premio Mies van der Rohe, uno dei riconoscimenti più prestigiosi dell’architettura internazionale: la Cantina Antinori nel Chianti Classico a San Casciano Val di Pesa, progettata da Marco Casamonti e Archea associati (è stata anche vincitrice del premio “2014 Building of the Year”) e la Cantina Podernuovo di Giovanni e Paolo , a San Casciano dei Bagni, firmata da Massimo Alvisi.

In Umbria a Bevagna colpisce tra i vigneti il Carapace che Arnaldo Pomodoro ha realizzato nel 2012 in sintonia con le sue sculture per la Tenuta Castelbuono della famiglia Lunelli. Il “Carapace” è una sorta di grande cupola ricoperta di rame, incisa da crepe che rimandano ai solchi della terra che ha intorno. Nelle Langhe, nella zona tra Carrubi e Barolo, spiazza alla vista la Cantina l’Astemia Pentita, su progetto di Gianni Arnaudo: ha l’aspetto di due grandi casse di vino e ha suscitato non poche polemiche, perché alcuni abitanti della zona l’hanno vissuta quasi come una provocazione.

In Francia l’architettura del vino ha una lunga storia, nella zona di Bordeaux, culla dei vini forse tra i migliori ma di sicuro tra i più cari del mondo brilla dal 2011 il nuovo look che l’archistar Christian de Portzamparc ha dato alla storica cantina Chateau Cheval Blanc. E sempre a Saint Emilion un altro big dell’architettura d’Oltralpe come Jean Nouvel ha legato il suo nome alla cantina Chateau Dominique. Sempre nel bordolese non va dimenticato l’intervento di Norman Foster per la celeberrima cantina Chateau Margaux. E a Bordeaux anche Philippe Starck ha dato il suo tocco, nel 2016, alla cantina Château les Carmes Haut-Brion.

Nella valle della Rioja, la più importante regione vinicola della Spagna, sulle prime pensi di avere un’allucinazione, perché in mezzo ai vigneti, ti sembra di vedere un enorme grappolo di lamiera abbandonato sul terreno. Si tratta di un edificio firmato da Frank O. Gehry che ha utilizzato titanio (il suo lucente materiale prediletto), legno e pietra per la cantina della Bodega Marques de Riscal. Non distante un’altra archistar del calibro di Santiago Calatrava, ha invece usato l’alluminio per ricreare l’effetto delle onde del Mar Cantabrico sul tetto della Bodega Ysios. E se dalla Rioja ci spostiamo nella Ribera del Duero, troviamo la Bodega Portia, disegnata da Norman Foster per la famiglia Faustino.

Uno sguardo fuori dall’Europa ci porta alla Yarra Valley australiana dove Robert Conti ha progettato la Yering Station Wine Bar, che si inserisce delicatamente nel paesaggio ispirandosi ad un monastero francese, o alla Merus Winery nella Napa Valley, in California,

realizzata da Uxos Design di Amsterdam.

Si può concludere il viaggio con le parole di Jorge Vidal e Victor Rahola, che hanno nel 2017 firmato la cantina Mont Bas vicino a Barcellona: “Il vino è odore, colore, sapore e forma. I sensi e le percezioni devono andare insieme con un luogo che è in grado di enfatizzare il processo di trasformazione”. E gli architetti che in tutto il mondo negli ultimi vent’anni hanno progettato le “cattedrali del vino” sembrano aver fatto propri questi concetti. I risultati, nel bene o nel male, sono sotto gli occhi (o nel bicchiere) di tutti.

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