La caduta delle élites

Dove finisce il potere del popolo

Esiste una forma di collera che eleva e una che abbassa. Esiste la collera ti fa sentire più solidale, più fraterno, aperto agli altri e quella che ti fa richiudere in te stesso. E allora, da questo punto di vista, in che direzione va la collera dei gilet gialli?

Io no lo so. Ma quando li vedo spaccare tutto, bloccare, introdursi in una prefettura per saccheggiare, quando vedo alcuni di loro insultare quelli che non sono d’accordo con loro e incendiare delle automobili come si faceva durante i moti di banlieue del 2005, quando ascolto la tonalità nichilista di alcune loro rivendicazioni, mi vengono i dubbi più atroci. Ma si dice: non è il popolo che si sta esprimendo? E in democrazia non abbiamo il sacro dovere di stare sempre dalla parte del popolo?

Ebbene, sì e no. E io credo che bisogna avere il coraggio, una buona volta, di affermare e ripetere con insistenza che la democrazia è sicuramente la sovranità del popolo e il rispetto della sua volontà, ma non soltanto. Innanzitutto, va da sé, perché succede che il popolo si smarrisca e in questo caso è opportuno che venga sanzionato, come si farebbe per qualsiasi altro sovrano. Ma anche perché la democrazia significa ben altro del solo rispetto della voce del popolo che si esprime in maggioranza. E queste altre cose, questi altri comandamenti, questi altri grandi principi che ci fanno vivere non sotto un despota ma in democrazia, il popolo sovrano li deve rispettare scrupolosamente, proprio perché Sovrano.

Per esempio? I diritti del resto del popolo e in particolare delle minoranze a esistere. O l’assicurazione data a ciascuno di non essere mai messo nella posizione di apparire come un “nemico del popolo”. O ancora dei principi elementari come la libertà di circolazione, di esprimersi liberamente o di ascoltare dei giornalisti ai quali sia consentito da svolgere correttamente il loro lavoro. Il pensiero politico moderno ha sempre curato di distinguere tra i movimenti popolari che contribuiscono al patto sociale e quelli, come nell’Introduzione al Leviatano di Hobbes, lo spezzano e le rendono fragile, invivibile. L’esempio più celebre è certamente quello dei sans-culottes esaltati da Sartre nella sua teoria del gruppo in fusione. Ma Sartre sa bene che la buona lava finisce sempre per raffreddarsi e indurirsi e il buon gruppo in fusione per degenerare quello che lui chiama “Fraternité Terrore”. È la principessa di Lamballe decapitata, smembrata ed esposta a pezzi sui banchi dei macellai… Non è questo il caso di oggi, nell’Europa del XXI secolo. Ma o si riflette su serio su quanto sta accadendo o non si riflette. O si è capaci di prendere sul serio gli avvenimenti, o lo si osserva da lontano e con disprezzo, aspettando che si radicalizzi e si avveleni ancora di più. Io cerco di riflettere, di farlo seriamente e con misura e per questo va detto che la terra del “gruppo in fusione” non è un argomento. Che il popolo non ha e non può avere, tutti i prestigi e tutti i poteri e che le istituzioni nella Repubblica, in democrazia e più ancora nelle repubbliche democratiche, sono fatte per limitare i poteri, tutti i poteri, e tutti i sovrani, compreso il popolo o quella frazione di popolo che pretende di coprire la voce delle altre frazioni, bloccare il paese e spingere il presidente alle dimissioni.

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