Il popolo sovrano

Voto online inaffidabile su segretezza e sicurezza

Il dibattito sul voto elettronico è più aperto che mai. Da un lato si sostiene che la sua introduzione possa abbassare i costi ed innalzare il livello di partecipazione. Dall’altro, per un principio di precauzione, dobbiamo chiederci quali siano i problemi di sicurezza introdotti, e più in generale se vengano rispettate le chiare e lapidarie parole della nostra Costituzione, che vuole il voto “personale, uguale, libero e segreto”.

Per fare chiarezza, è importante sottolineare che per “voto elettronico” in generale si intendono due cose ben diverse tra loro.

Un primo significato è l’uso di macchine per il voto nelle cabine elettorali (come i cittadini lombardi hanno potuto sperimentare in occasione del referendum consultivo sull’autonomia). Ciò, evidentemente, non cambia nulla a livello di partecipazione al voto, e nemmeno incide sui costi (il costo delle elezioni politiche è di circa 400 milioni di euro, e la stampa di schede e verbali incide per circa 25 milioni). Al massimo può migliorare la velocità di scrutinio delle schede.

Questo è molto importante in paesi come gli Usa, dove nelle elezioni si vota per centinaia di cose insieme, e quindi il semplice “conteggio dei voti” è incredibilmente lungo da fare a mano. In Italia ciò non accade.

Dal punto di vista delle tecnologie, le “macchine da voto” possono essere sostanzialmente divise in due tipi: alcune (come quelle utilizzate nel voto in Lombardia) registrano la preferenza dell’elettore soltanto nella loro memoria. Altre (denominate “VVPAT”) stampano una scheda fisica con la preferenza dell’elettore, che questi può personalmente controllare prima di deporla nell’urna. Nel primo caso, non esiste nessuna forma di “verifica”, e questo è un problema enorme, perché rende impossibile per i cittadini (ad esempio gli scrutatori estratti a sorte) garantire la bontà del risultato. Nel caso delle macchine VVPAT chiunque voglia togliersi il dubbio deve solo ricontare le schede stampate.

Inoltre, tutti sappiamo che i sistemi informatici, se sono connessi in rete, possono essere violati (la semplice lettura delle cronache degli ultimi anni ne è prova). Pertanto, le macchine elettorali dovrebbero funzionare scollegate dalla rete, e i voti dovrebbero essere poi “tabulati” comunque in modo manuale.

Il parere di tutti gli esperti (recentemente consolidato da un rapporto dell’accademia delle scienze americana) è che rendere il voto elettronico sicuro “quanto il voto cartaceo” richieda l’uso di macchine che stampano schede da ricontare in seguito, e non collegate in rete. Il tutto per non ottenere alcun vantaggio in termini di costi, partecipazione o velocità di scrutinio.

Un secondo significato del termine “voto elettronico” apre invece la strada alla possibilità di votare da remoto tramite Internet. Questo, in teoria, potrebbe facilitare la partecipazione al voto (ad esempio, si pensi al caso degli elettori temporaneamente in viaggio), ed in parte ridurre i costi.

Va notato, innanzitutto, che il voto “via internet” è concesso in pochissimi Stati, l’unico a farne un uso significativo è l’Estonia. Il problema, in questo caso, è duplice. Vale ancora la preoccupazione già espressa in precedenza per la possibilità di violazione dei sistemi elettorali connessi in rete (Francia e Finlandia, ad esempio, hanno bloccato i propri esperimenti di internet voting proprio per questo).

Più in generale, e alla radice, qualsiasi sistema di voto da remoto (anche su carta, come quello usato in Italia per il voto dei residenti all’estero) viola alla radice uno dei requisiti costituzionali, ovvero il requisito della segretezza. Questo perché è logicamente impossibile permettere all’elettore di essere certo che il suo voto venga conteggiato, e contemporaneamente impedire all’elettore di dimostrare cosa abbia votato (un problema molto significativo in nazioni, come la nostra, dove il fenomeno del voto di scambio è aneddoticamente molto diffuso).

In conclusione, a parere di chi scrive, e di gran parte della comunità scientifica, i potenziali benefici dell’adozione del voto elettronico sono minimi o nulli, ed ampiamente sopravanzati da rischi e complessità.

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