Il popolo sovrano

Vota uno solo: il magazziniere Norman

Il Giorno delle Elezioni. Quell’anno era cominciato come tutti gli anni. Forse un po’ peggio, perché era l’anno delle elezioni; ma non era poi tanto peggio di tutti gli altri anni delle elezioni. I politicanti parlavano del grande corpo elettorale e dell’immensa intelligenza elettronica al suo servizio. La stampa analizzava la situazione per mezzo dei calcolatori industriali - il New York Times e il St. Louis Post Dispatch avevano i loro calcolatori - ed erano pieni di piccole allusioni a quello che stava per accadere.

***

Norman Muller aveva i baffetti biondi che gli avevano dato un aspetto attraente agli occhi di Sarah, un tempo, ma che adesso erano troppo ingrigiti per conferirgli un’aria distinta. La sua fronte era segnata da rughe di incertezza sempre più profonde, e, in generale, non si era mai lusingato di essere nato per essere un grand’uomo, o per diventarlo in particolari circostanze. Aveva una moglie, una figlia e un lavoro e, salvo qualche rara crisi di depressione, tendeva a credere di avere ottenuto già abbastanza dalla vita.

***

Circa quarant’anni fa, tutti votavano. Per esempio, volevano stabilire chi doveva essere il nuovo Presidente degli Stati Uniti. I democratici e i repubblicani indicavano i loro candidati, e ogni cittadino poteva dire chi preferiva. Quando era passato il giorno delle elezioni, contavano quante persone volevano il democratico e quante volevano il repubblicano. E chi aveva più voti era eletto.

***

Qualche volta occorreva tutta la notte per contare i voti e la gente diventava impaziente; così inventarono macchine speciali che potevano studiare i primi voti e confrontarli con i voti ottenuti negli stessi posti gli anni precedenti. In questo modo la macchina poteva calcolare com’era il voto di tutta la popolazione e chi era stato eletto.

***

Il campanello squillò con insistenza, e quando Norman andò ad aprire, un uomo alto dalla faccia molto seria gli chiese:

- È lei Norman Muller?

- Sì - disse Norman, con una strana voce morente.

- Signor Muller, debbo informarla, da parte del Presidente degli Stati Uniti, che lei è stato scelto per rappresentare l’elettorato americano, giovedì 4 novembre 2008. Norman Muller riuscì, con qualche difficoltà, ad arrivare fino alla poltrona senza l’aiuto di nessuno. Sedette, pallido e quasi insensibile, mentre Sarah portava un po’ d’acqua e gli mormorava fra i denti:

- Non star male, Norman. Non star male. O sceglieranno qualcun altro, al tuo posto.

- Ora dovrò rimanere con lei per qualche tempo - continuò l’agente. – Mi chiamo Phil Handley, e sarò lieto se mi chiamerà Phil. Il signor Muller non potrà più lasciare la casa fino al giorno delle elezioni. Signora Muller, lei dovrà informare il magazzino che suo marito è ammalato. Lei potrà uscire ancora per qualche giorno, ma deve promettere di non lasciarsi sfuggire neanche una parola. D’accordo, signora Muller?

- E va bene - disse Handley. - Cercherò di spiegarle. Multivac soppesa miliardi e miliardi di fattori conosciuti. Ma c’è un fattore incognito, e che rimarrà incognito ancora per molto tempo: la reazione della mente umana. Tutti gli americani sono modellati, in un certo senso, dall’influenza di quello che fanno e dicono gli altri americani. Si può portare qualsiasi americano davanti a Multivac, perché Multivac osservi le sue inclinazioni, le sue tendenze. E da questa osservazione si può dedurre quali sono le inclinazioni e le tendenze di tutti gli altri cittadini. Qualche americano è più adatto degli altri a questo scopo, in certi periodi determinati, a seconda degli avvenimenti dell’annata. Multivac ha scelto lei, quest’anno, come il più rappresentativo. Non il più intelligente o il più forte o il più fortunato: ma il più rappresentativo. Non vorrà mettere in dubbio la competenza di Multivac, per caso?

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI


[Numero: 162]