Il popolo sovrano

Per alzata di spadino

Ho avuto il piacere una volta sola nella mia vita di vedere la democrazia diretta in carne e ossa, e lì per là l’ho scambiata per l’assalto all’arma bianca a un cinema. È successo a Soletta, Soluthum, Soleure, Solutum, città-Stato della Confederazione Elvetica, già libera città del Sacro Romano Impero ben prima che si unisse nel Patto Eterno; quando si dice che gli svizzeri sono dei testoni, se dicono eterno, eterno dev’essere, e sette secoli di Confederazione sono quanto di più attinente all’eterno la politica umana abbia mai conosciuto, persino Napoleone Buonaparte si decise a lasciar perdere al cospetto di quei caparbi capoccioni. Ecco dunque che un bel sabato sera di primavera, solitari silenti, zufolanti, bisbiglianti tra loro in modesti capannelli, ma in ogni caso diligentemente alla chetichella, gli abitatori di Soletta si fanno d’incanto massa e la massa folla premente all’ingresso del cinema teatro della ridente cittadina, cinto al fianco, tenuto, seppur non brandito in mano, ognuno porta un coltellaccio, loro lo chiamano spadino, infoderato in ricche custodie, ricco di else scolpite, un braccio abbondante di lama unisex. Chiedo se ci sarà un massacro, mi si risponde che dipende cosa intendo, Soletta va a votare, testa per testa, spadino per spadino, su una complessa questione, è previsto aspro dibattito tra conservatori e progressisti, voteranno infine per alzata di spadino, fanno così da quando, nella notte dei tempi civili, hanno cominciato a esprimere libera volontà, al pari della loro neutralità, anche i loro diritti li intendono armati. Metaforicamente, immagino. È una metafora che mi piace; è nella natura umana la libera volontà, è nella natura umana la tentazione di trarla prigioniera e sopprimerla, è giusto dunque che vada protetta e difesa usque et deinde. Ma come tutti i combattenti del mondo sanno, quando si alza l’arma sopra la testa, la propria testa, è per dichiarare offro pace.

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