Il popolo sovrano

Il web, medicina per le democrazie ma attenti: garantire i diritti a tutti

Se è vero che l’accesso a Internet è un diritto fondamentale, è anche vero che servono regole per bilanciare diritti e doveri. In occasione della polemica sul televoto e il voto della giuria al Festival di Sanremo, diventato l’ennesimo spunto polemico tra fautori e detrattori dei progetti di democrazia elettronica diretta, ne abbiamo parlato con Guido Scorza, giurista esperto di diritto digitale e nuove tecnologie.

Che cosa c’entra Sanremo con la democrazia online?

«Musica e democrazia sono un connubio straordinario da sempre, basti pensare agli inni nazionali che, sin dalle origini, cantano in musica e versi storie di libertà o fedeltà ai sovrani… Scherzi a parte quello che è successo a Sanremo con il voto delle giurie “qualificate” completamente diverso dal voto dei telespettatori a casa è un fenomeno al quale dobbiamo abituarci – ma non rassegnarci – e con il quale dovremo, sempre più spesso, fare i conti nella dialettica tra la democrazia rappresentativa esercitata nei nostri Parlamenti e democrazia diretta resa possibile dalle tecnologie digitali e telematiche».

E l’accesso a Internet è un prerequisito democratico? Un “pre-diritto”, come avrebbe detto Stefano Rodotà?

«L’accesso a Internet per tutti – nessuno escluso – a parità di condizioni è, ogni giorno, più essenziale. Senza connessione oggi – e sempre di più domani – non solo non potremo votare a Sanremo e, più in generale, partecipare a ogni dinamica partecipativa della società alla quale apparteniamo seria o faceta che sia ma, semplicemente, non saremo cittadini della nostra Repubblica. Se non si garantisce l’accesso a Internet a tutti rendere più digitale la nostra amministrazione non solo è inutile, ma è deleterio perché creeremmo cittadini di serie A e cittadini di serie B, i primi connessi e in condizione di partecipare alla vita dello Stato, i secondi disconnessi e impossibilitati a farlo. Sarebbe un dramma democratico».

Come deve essere questo accesso a Internet in una democrazia sana? Completamente libero o regolamentato?

«In un ambito di questo genere la libertà assoluta cantata nella famosa dichiarazione di indipendenza del cyberspazio di John Perry Barlow è un’utopia. Occorre regolamentare per garantire la libertà di tutti di accedere a Internet, a condizioni eguali e senza discriminazioni nell’uso delle risorse di connessione. Cinquant’anni dopo la nascita del web si può dire con serenità che il mercato digitale ha fallito nel garantire agli oltre due miliardi di persone che oggi lo popolano i diritti fondamentali degli uomini e dei cittadini che, con qualche importante eccezione, la comunità internazionale generalmente riconosce a una fetta importante degli abitanti della terra. Serve un intervento consapevole, ponderato e illuminato dei governi».

E oggi qual è la situazione online?

«Poco confortante. Gli utenti sono, sostanzialmente, liberi per contratto nel senso che la loro libertà, specie nell’ambito delle grandi piattaforme sulle quali viviamo buona parte del nostro tempo online hanno i diritti e le libertà delle condizioni generali che hanno accettato – del tutto inconsapevolmente e senza leggere – nel momento in cui si sono iscritti. È una sorta di libertà vigilata specie in relazione a quello che si può dire, scrivere, leggere, guardare. C’è tanto da fare per rendere il web uno spazio di libertà».

Meglio pensare a Sanremo, quindi, tutto sommato?

«La musica, se buona, è una medicina per l’anima ma il web, se libero, è la miglior medicina per le nostre democrazie. Guai a smettere di preoccuparcene».

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