Sesso maleducati a scuola

Una narrazione dei sentimenti contro smarrimento e cinismo

«Mamma , da grande diventerò ricca?» «Tesoro, io ti auguro piuttosto di essere felice». Pausa. «Mamma, ma tu sei felice?» «Eh beh, vedi, non è così facile, in certi momenti lo sono, in altri meno». Pausa. «Mamma, non ti offendere, io preferirei essere ricca». No, non è soltanto questione di educazione sessuale. Quello che manca, ai ragazzini della generazione Z, è una nuova educazione sentimentale, adatta allo smarrimento e al cinismo dei nostri tempi incerti, dove tutto è a portata di mouse ma si faticano a capire - e gestire - le emozioni.

Il fatto è che abbiamo tolto dall’immaginario collettivo l’amore da fiaba, l’«e vissero felice e contenti», il principe azzurro e non sappiamo come sostituirli. Le certezze del passato erano spesso gabbie di ipocrisia, ma rendevano la vita più semplice ai genitori: poche regole chiare ai figli (soprattutto alle figlie a dire il vero) sull’amore e il sesso. Dovevano andare insieme, preferibilmente dopo il matrimonio, che preferibilmente durava tutta la vita. Adesso le madri rubano i trucchi alle figlie adolescenti e piangono sulla loro spalla quando il nuovo fidanzato le lascia, i padri scoprono moto e tatuaggi a 50 anni. E gli adolescenti? Hanno youporn a portata di smartphone ma, nella vita reale, senza regole ed esempi certi sono sperduti, si sentono inadeguati rispetto ai modelli inarrivabili degli influencer, per poi trovarsi esaltati e tremanti - come i ragazzini di ogni tempo - di fronte all’emozione del primo bacio.

Evidentemente l’educazione non basta, ci vuole anche l’immaginazione. Bisogna che l’amore e il sesso diventino una storia da raccontare, «una narrazione nuova dei sentimenti, che accolga le contraddizioni della modernità e dia loro un senso» come dice Sabrina Annoni, direttore editoriale di HarperCollins Italia, al debutto da noi nel settore libri per bambini e ragazzi (ma con lunga tradizione all’estero, da C.S. Lewis in giù). Già, perchè a gestire le emozioni si impara anche leggendo «e i ragazzini leggono più di noi - assicura Annoni - il libro è uno dei loro metodi di stare nel mondo. Oltretutto una volta non c’erano titoli per l’età di mezzo e alle medie si passava direttamente ai classici. Adesso invece c’è una vasta letteratura “di formazione” che non a caso piace anche agli adulti: d’altronde resta indelebile nella memoria di tutti noi il momento in cui certe emozioni si sono provate per la prima volta».

Siamo tutti il goffo Dylan che in Come fare un colpo in banca si innamora di Beth e combina disastri cercando di piacerle «e l’umorismo ci aiuta a sorridere delle nostre insicurezze e a metterle in prospettiva». Siamo il Ragazzo sott’acqua Cymbeline Igloo, perseguitato dai bulli e salvato da una ragazzina, il cui passato nasconde un mistero «e ci si commuove davanti alle sue disavventure ma senza la morbosità del voler far piangere, piuttosto sottolineando l’energia del riscatto». E se abbiamo bisogno di consulenza per il primo bacio, Ella Berthoud e Susan Elderkin nel fondamentale Crescere con i libri (Sellerio) consigliano Le Confessioni di Georgia Nicolson, «antidoto obbligatorio alla mistificazione». Nei libri c’è sempre una storia che parla di noi, il bello è che «non sono prediche o messaggi telefonati», dice Annoni - la via sicura per suscitare insofferenza in un adolescente - piuttosto «ci fanno vivere tante vite simili ma diverse dalla nostra». I personaggi così diventano prove generali della vita che verrà, «amici con cui dialogare e grazie a cui pian piano costruire l’identità e la fiducia in se stessi, trovare il proprio posto nel mondo». È questa in fondo la cosa più importante che possiamo regalare ai nostri figli con un libro: «La certezza che qualunque cosa succeda nelle nostre vite e in qualsiasi modo ci faccia sentire - dicono Berthoud ed Elderkin - anche qualcun altro ha provato le stesse sensazioni. Dopo tutto, non siamo soli».

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