Sesso maleducati a scuola

Tra squirting e rimming per gli educatori è l’inferno

L’autodidatta che è in noi si è sempre ingegnato a colmare le lacune di un’educazione sessuale istituzionalizzata. Chiaramente, per ogni epoca, l’apprendimento dei fondamentali sul mysterium tremendum dell’accoppiamento e collaterali, si è basato su supporti differenti; dalla Garzantina (vedi alla voce vagina/pene), fino all’attuale pacchetto educational fornito da YouPorn e affini.

L’abbecedario del sesso social condiviso dilaga nel dettaglio tecnico, con potente effetto ammortizzatore della spinta lussuriosa. Oggi la fase della curiosità lubrica è piuttosto breve nella dimensione digitale, dove l’offerta supera in grandissima misura la domanda. Non serve più leggere, ma nemmeno guardare le figure… È tutto un cinema!

Chi appartiene a una generazione non recente sa bene che, all’università della vita, le lezioni di sesso sono seguite sempre su “testi sconsigliati”. Un veloce excursus nei decenni passati, dal casto vocabolario della lingua italiana e transita per qualche allusivo baluginio nella sub letteratura edicolante.

Quelli che chiamiamo gli anni eroici della rivoluzione sessuale furono scanditi per i maschi dal settore biancheria del “Catalogo Postal Market” e per le femmine (di famiglia evoluta) da “Noi e il nostro corpo”. Saltiamo subito dalle zozzerie tipografiche V.M.18 alla diffusione del Vhs… Poi arriva Internet.

È qui che inizia la grande confusione: l’educazione sessuale entra prepotente nella fase detta del “non è mai troppo tardi”. Ciò avviene esattamente quando si moltiplica a dismisura il repertorio delle declinazioni carnali possibili e impossibili; delle parafilie da manuale, dell’accessoristica succedanea e integrativa, della stimolazione onirica, della balistica viscerale… Tutte pratiche esoteriche per circoli elitari, che tracimano in aree social, accessibili a ogni età e frequentazione popolare.

Diventa molto difficile un passaggio regolare del sapere copulatorio tra padri/madri verso figli/e, quando la materia è così nuova e articolata. I ragazzi si scambiano via WhatsApp informazioni sulle loro “scoperte” (che sono poi link o frammenti con l’estensione .jpg o .mp4) usando gli stessi supporti che usano i genitori per la loro “riscoperta”, visto che in fatto di sesso “la scuola non finisce mai”.

Per tenere il passo ai docenti di sesso applicato serve un aggiornamento continuo, guai a non saper rispondere a domande sull’idraulica dello squirting, o non avere immediata la soluzione per chi chieda se il rimming possa confliggere con il credo vegano.

L’inferno degli educatori si spalanca infine quando sono chiamati a fornire dettagli su universi digitalmente classificabili, come per esempio threesome, gang bang, bukkake; tutti frequentabili con un click, ma assai complessi da illustrare da una cattedra, soprattutto impossibili da sintetizzare con la classica metafora delle api che volano sulle margherite.


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