Sesso maleducati a scuola

Rai prigioniera di tutti i tabù

Sex Education» è una delle serie Netflix di maggior successo degli ultimi tempi. Successo significa che è già stata annunciata la seconda stagione, mentre è ancora in onda la prima, seguita, nel mese di gennaio, da circa 40 milioni di spettatori. Tale impressionante cifra è resa possibile dal fatto che vedono Netflix e i suoi prodotti quasi tutti i paesi del mondo, esclusi Cina, Corea del Nord, Crimea e Siria. Come globalizzazione non c’è male. Ed è una globalizzazione realizzata grazie alla distribuzione universale di prodotti locali. «Sex Education» è un lavoro britannico, ideato e realizzato da Laurie Nunn con Jamie Campbell, regista Ben Taylor, protagonista Gillian Anderson, l’agente Scully di «X Files», nel ruolo della mamma psicoanalista del diciassettenne Asa Butterfield. Proprio la coppia madre-figlio dà il via alla vicenda e al suo dipanarsi. L’educazione sessuale del titolo è quella che impartisce il ragazzo, allievo di una scuola superiore nella verde campagna inglese. E succede un po’ come con il banchetto «The doctor is in», Lucy dei Peanuts che distribuiva consigli psicologici per cinque dollari.

Una scuola dunque, piena di adolescenti non tutti stupendi, come accade invece irrealisticamente nelle serie «teen» americane: in compenso tutti con i loro umanissimi problemi di crescita, di adattamento, di identità sessuale, di contrapposizione con i genitori, di bullismo. Il figlio del preside è il più bullo, in casa il padre lo tratta come un imbecille e lui si rivale sui deboli. E non riesce a fare l’amore con la sua ragazza. Il figlio della psicoanalista Anderson, timido e schiacciato dalla personalità materna, grazie alla propria intelligenza e alla acquisita dimestichezza con la materia, gli dà comunque qualche buon consiglio, nei bagni della scuola che nessuno dovrebbe frequentare perché pieni di amianto. La cosa non sfugge a Maeve, la ragazza più intelligente del mucchio, povera ma bella e soprattutto cinica. La quale convince, praticamente obbliga, l’amico, a fornire a pagamento le sue consulenze sessuali. Potrebbe parere un’idea balzana, e invece a poco a poco i ragazzi si disvelano, raccontano i loro crucci sessuali, cambiano. Ma non c’è banalità, non c’è retorica, c’è umorismo quasi compassionevole. Insomma, «Sex Education» è la dimostrazione di come si possa realizzare un telefilm senza ricadere in stereotipi, manicheismi, facili conclusioni.

In questo stesso periodo anche in Italia va in onda, su Rai1, una fiction dedicata agli adolescenti, «La Compagnia del Cigno». Questi studiano al Conservatorio, l’autore e regista Ivan Cotroneo ha cercato di descrivere, e pure analizzare, gli stessi temi, dal sesso al bullismo, ma è come se fosse stato costretto a viaggiare con il freno a mano tirato, attenzione, siamo su Rai1. D’altronde, non è che la tv italiana abbia mai fatto granché per affrontare seriamente l’educazione sessuale. In linea con la scuola. L’unico programma dedicato andò in onda su Italia 1, allora diretta da Carlo Freccero, nel 1992: si chiamava «Lezioni d’amore», era condotto da Giuliano e Anselma Ferrara. Sempre quell’anno, anzi, proprio la sera prima, forse per prevenire le «Lezioni» della concorrenza, in una memorabile puntata di «Scrupoli», su Rai2, Enza Sampò parlò tutta la sera di preservativi, come si mettono, quando si mettono, lei li mette? non li mette? si fa scrupoli a pretendere questa barriera, cara signora, coi tempi che corrono? Qualche imbarazzo, qualche risata, qualche dichiarazione. C’erano anche il farmacista e il prete.

Poi, con un salto di vent’anni, troviamo nel 2016 su Rai4 «Generation Gap»: educazione sessuale, ma per ultrasessantenni, incuneati tra sex toys e YouPorn. Qualche inchiesta giornalistica, sempre a tarda d’ora: a «Petrolio» di Duilio Gianmaria, Rai1, a «Presa diretta» di Riccardo Iacona, Rai3. Qui al servizio intitolato «Il Tabù del sesso», proprio sulle difficoltà che incontra l’insegnamento dell’educazione sessuale in Italia, non fu concessa la prima serata: un tabù tira l’altro. Su tutto, svettano i comici: Anna Marchesini e Gigi Proietti con due memorabili parodie dei sessuologi in video. E le lezioni di sesso di Daniele Luttazzi a «Magazine 3», Rai3, 1991: ancora gli inizi dei Novanta. Saranno da rivalutare.


[Numero: 161]