Sesso maleducati a scuola

Prof, cos’è il Kamasutra? Le domande proibite a casa

Dottoressa Fantini, lei lavora nei consultori privati laici e tiene corsi di educazione sessuale nelle scuole lombarde dagli anni 80. È diventato più complicato fare educazione sessuale?

«Per quanto riguarda la Regione Lombardia dai tempi della presidenza Formigoni, quando si è ritenuto non corretto che uno specialista andasse a scuola a mostrare i preservativi ai ragazzi. Allora hanno preso piede i cosiddetti gruppi peer to peer: gli specialisti dei consultori tengono i corsi a ragazzi volontari che si fanno portavoce di quello che hanno imparato presso i compagni. Ma è una soluzione che non mi convince, perché immagini quanto possano essere odiati i secchioni, soprattutto dai ragazzi più problematici».

Ha registrato tentativi, da parte di ambienti cattolici, di ostacolare i vostri corsi?

«No. Piuttosto di farci concorrenza, visto che la Regione Lombardia ha accreditato i consultori privati cattolici».

E, invece del peer to peer, qual è lo schema che adotta lei?

«Cerco di instaurare un rapporto con i presidi perché si convincano a chiamarmi, e poi vado. Per le medie è previsto un incontro a scuola e uno in consultorio tenuto da me e dall’ assistente sociale, alle superiori due incontri a scuola: io e la psicologa. Ci passiamo la palla in continuazione, per dimostrare come la mente e il corpo vadano insieme ».

Deve chiedere il consenso dei genitori?

«Prima del corso incontriamo quelli che si dimostrano disponibili. Se manifestano qualche perplessità, cerchiamo di mediare, di smussare: penso per esempio alle scuole multiculturali, frequentate da tante ragazze con il velo. I genitori, a quel punto, decidono se firmare il consenso informato».

Ma è vero che basta un genitore contrario per silurare il corso?

«No. Al massimo il ragazzo non viene. Ma il nostro tentativo è sempre quello di parlare il più possibile, di convincere, perché nella mia esperienza sono proprio i figli di chi si rifiuta a essere quelli che più ne avrebbero bisogno. Alla fine, con un po’ di accortezza e di buon senso, si riesce a dire e a fare tutto».

L’obiezione più comune?

«Ci dicono: gli mettete in testa che bisogna avere rapporti sessuali. Cerco di far capire che i fini sono altri».

Qual è il primo problema, entrando in classe?

«Soprattutto alle medie, la disparità di sviluppo. Vedi che ce ne sono due o tre con la barba e gli altri che sono ancora bambini, o, fra le femmine, tre con un seno prorompente e le altre magre come un chiodo e chiaramente non mestruate. Allora comincio da qui: spiegando che la maturazione sessuale avviene in momenti diversi. Gli dico: non prendetevi in giro perché non è detto che chi adesso considerate un nerd, rimasto indietro, lo resti per tutta la vita. In questo modo, dai anche una mano a sconfiggere il bullismo».

Altri grandi risultati?

«È successo solo qualche volta, ma andare nelle classi elementari è entusiasmante. I bambini fra i sei e i dieci anni hanno un cassettino nel cervello con le domande che sanno di non poter fare ai genitori».

Del tipo?

«La nonna è insopportabile perché è in menopausa. Che cosa vuol dire? La mamma è all’ospedale perché ha perso il fratellino. Dov’è andato? Qualche volta vengono fuori storie di abuso, difficili da gestire. Ma è perché si sono sentiti finalmente liberi di parlare».

E nelle medie? Nelle superiori? Qual è l’approccio?

«Nelle medie, dove la disparità di conoscenze è maggiore, chiediamo agli insegnanti di portare in classe qualche giorno prima del corso una scatola e di invitare i ragazzi a metterci delle domande. C’è chi vuole sapere che cos’è il Kamasutra e chi chiede come mai nascono i gemelli. Da lì intreccio un discorso complessivo, in cui dico tutto quello che è necessario. I ragazzi delle superiori, invece, di solito si vergognano meno, anche se qualche volta le scatole servono pure lì. L’importante è trasmettere l’idea che quella è una parte importante della vita, non una cosa che butti via solo per vantarti con gli amici. E neppure un tema da rimuovere, pensando che vuoi rimanere vergine fino al matrimonio. Perché allora capita che resti vergine anche dopo».

Le pare che, in generale, il grado di conoscenza sia superiore o inferiore a qualche anno fa?

«Gli adolescenti sono convinti di sapere tutto e non sanno niente. Avete in mano il cellulare dalla mattina alla sera e non vi viene in mente di andare a cercare qualche buona informazione in Rete, come succedeva una volta quando si andava a sfogliare l’enciclopedia di nascosto? E invece siamo ancora lì a pensare che le mestruazioni “ti puliscono”, come se fossero una specie di battesimo, o che la vagina sia un organo “infinito”: non trovo più l’assorbente interno, si è perso... Ma insomma, se non lo trovi è perché non c’è».

Naturalmente fate informazione sulle malattie sessualmente trasmissibili?

«E la prima cosa su cui fargli una testa così è che chi è sieropositivo sta bene: vuol dire soltanto che gli esami del sangue hanno evidenziato la presenza degli anticorpi. E poi herpes, clamidia. Non sanno niente».

Che cosa apprendono in famiglia?

«Molti preconcetti. Fanno fatica a parlarne. Spesso sono capaci solo di dare dei limiti. Una donna che ha vissuto male la propria sessualità cercherà di proteggere la figlia, e c’è invece chi ha avuto una vita sessuale felice e qualche volta esagera nell’altro senso. C’è il rischio di un trauma quando su questi temi trasferisci ansia, cominci a metterci degli aggettivi, esprimi un giudizio. Ma se lo spieghi con tranquillità, come qualsiasi altra materia, i ragazzi non hanno alcun problema ».

È vero che il contatto con i film porno avviene in età precocissima?

«Se ci sono fratelli più grandi anche a sei-sette anni. I figli unici cominciano un po’ più tardi, ma alla fine li guardano proprio tutti».

Immagino che questo porti a fantasie esagerate.

«Porta a pensare che la sessualità sia una ginnastica, fatta di donne che urlano felici contornate da un gran numero di maschi, o di uomini che tengono l’erezione per tutto il film. Una quindicenne una volta mi ha detto: sa, io dal sesso mi aspettavo di più. E poi cominciano i confronti, con i maschi che se lo vedono piccolo. Hanno il grande problema-vantaggio dell’erezione, il segno molto manifesto del loro desiderio. E gli va spiegato che può capitare di fare l’amore senza problemi con ragazze di cui non gl’importava molto, ma di non riuscirci, per l’emozione, con quella di cui si sono innamorati».

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI


[Numero: 161]