Sesso maleducati a scuola

Mamma e papà mettetevi d’accordo e non dite mai “Sei ancora piccolo”

E poi arriva quel momento, quando il tuo bambino/bambina non ti parla più di supereroi, principesse, dinosauri e magici draghi, ma di sesso. E se prima la curiosità era «come si fanno i bambini», oggi le domande sono molto più varie visto che la quotidianità è costellata di messaggi sessuali, espliciti o subliminali, a iniziare dagli spot pubblicitari, passando per il web e anche per le smancerie tra fidanzati ormai sdoganate in pubblico.

In Danimarca i corsi di educazione sessuale iniziano all’asilo, a 4 anni, come spiega la psicologa Jessica Alexander, nel suo libro Il metodo danese per crescere bambini felici. Un «anticipo» che dovrebbe neutralizzare l’arrivo di informazioni random e sbagliate. Non solo sul sesso vero e proprio ma anche su identità, ruoli di genere, orientamento sessuale, affettività, sentimenti. La famiglia fa molto, ma non tutto, perchè la fonte prediletta e privilegiata dei bambini, sta nel gruppo, negli amici. E le verità che acquisiscono così sono spesso difficili da sradicare. «Mio figlio a cinque anni», mi racconta Marta, «si nascondeva in bagno o in camera sua e lo trovavo che si toccava. Un amichetto gli aveva detto che solo esercitandosi sarebbe diventato un vero uomo. Io ne ho fatto una tragedia mentre mio marito ha sottovalutato, in fondo anche compiaciuto. Abbiamo sbagliato tutti e due come poi mi ha detto la psicologa».

Ed ecco l’altra cosa importante, non veicolare messaggi contrastanti. Mamma e papà dovrebbero essere d’accordo su come educare alla sessualità e all’affettività i figli senza sottoporli a un fuoco incrociato e contrastante di informazioni. Spesso in casa i bambini sentono dal padre frasi del tipo «queste sono cose da donne», «gli uomini sono coraggiosi», mentre le madri tentano faticosamente di aprire le loro menti a principi di eguaglianza: «mamma lavora fuori casa e quindi dovete aiutarla tutti », «non ci sono differenze tra i sessi, anche i maschi apparecchiano». Per non parlare delle famiglie che scoraggiano i piccoletti ad esplorare il proprio corpo e a fare domande esplicite sulla fisicità, gli impulsi sessuali, l’innamoramento. Costringendoli a esaudire le loro curiosità altrove. E ormai è facilissimo trovare risposte anche se fuorvianti vista l’esposizione al mondo virtuale dove spesso, tra le altre cose, il sesso viene associato a violenza. Per questo è fondamentale ragionare insieme ai nostri figli sul senso e sul valore o disvalore di quelle immagini, non lasciando ad amichetti altrettanto sprovveduti il compito di interpretazione. E non ci sono solo i siti hard a minare la crescita «sana» dei bambini e dei ragazzi . Ci sono anche rapper che cantano e postano storie dove la violenza e la sopraffazione dell’uomo sulla donna sono «normali». Difficile difendersi se non parlando ogni giorno con i ragazzi, mostrandogli con l’esempio cosa è l’amore. Non vergognandosi di rispondere con sincerità e semplicità alle loro domande senza mai dirgli la frase «madre» di tutti i guai: «sei ancora troppo piccolo». Perché il diritto alla risposta si guadagna con la domanda, non con la data di nascita.

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