Sesso maleducati a scuola

Leggi antigay, divieto di aborti Il puritanesimo putiniano porta al boom di contagi Aids

Noi non abbiamo il sesso». La mitica frase, pronunciata da una donna a una delle prime trasmissioni televisive che negli anni ’80 mettevano faccia a faccia russi e americani, segnò l’inizio della rivoluzione sessuale dall’altra parte del Muro. Quel “sex”, una parola straniera fin dal suono, stava a intendere non tanto le relazioni sessuali quanto la cultura, e l’industria, del sesso, in un mondo che per definirlo aveva solo termini medici, oppure oscenità.

L’Unione Sovietica deteneva il record mondiale degli aborti, 6 milioni l’anno, ignorava quasi totalmente l’esistenza dei contraccettivi e si scandalizzava per una scena appena un po’ esplicita al cinema. Ma la breve rivoluzione fu seguita da una controrivoluzione. Qualche mese fa a Pietroburgo è scoppiata la polemica sui sacerdoti che tenevano nei licei corsi solo nominalmente a frequentazione volontaria, in cui impartivano la lettura più conservatrice della chiesa ortodossa: l’unica famiglia possibile è quella tradizionale, la moglie deve obbedire al marito, le punizioni corporali dei figli aiutano a portarli sulla retta via.

La legge continua a permettere l’aborto fino ai 90 giorni, i contraccettivi sono liberamente disponibili, e i giornali e Internet sono pieni di inserzioni di squillo, il clima ufficiale però è cambiato. La famigerata “legge antigay” ha stabilito le forme di “sessualità tradizionale” lecite, e perfino nei consultori comunali non mancano corsi che insegnano alle donne a “ritornare alla tradizione” e subordinarsi al maschio, mentre in una scuola dell’Estremo Oriente le lezioni di etica familiare sono state affidato a un boss del racket locale, che ha “insegnato” ai maschi a denunciare «chi va con altri ragazzi, in prigione a quelli come loro fanno brutte cose».

Una ventata conservatrice che accomuna i Paesi ex comunisti che cercano una nuova identità nei “valori tradizionali” venati di autoritarismo. In Ungheria, Viktor Orban vuole riportare le donne al focolare domestico, a fare figli. In Polonia, il partito di governo, PiS (Legge e giustizia), propaganda un’etica familiare patriarcale. Mentre le polacche vengono costrette dalle nuove leggi ad abortire all’estero, il PiS lancia una campagna contro la top model Anja Rubik, vietando il suo manuale di educazione sessuale. In Russia, gli ultimi tentativi di introdurre nelle scuole lezioni di educazione sessuale risalgono ormai a vent’anni fa: promosse da ong internazionali, furono bocciate come ingerenze dell’Occidente decaduto nella morale tradizionale dei russi. Pope ortodossi e preti cattolici sono invece onnipresente nelle scuole con corsi più o meno obbligatori: in Polonia, racconta Rubik, ai ragazzi viene insegnato che “le mestruazioni sono il pianto dell’utero che vuole essere abitato da un feto”, in Russia monache e prof laiche spiegano che i preservativi sono inutili e il sesso fuori dal matrimonio è peccato.

Gruppi di attivisti come “Resistenza dei genitori panrussa” sono riusciti a far chiudere anche programmi di educazione anti-Aids: «Non siamo bacchettoni, semplicemente non crediamo che funzionino», dice Zhanna Tachmamedova, psicologa scolastica e portavoce della “Resistenza”. Le sue obiezioni sono condivise da genitori e docenti cresciuti nel vittorianesimo sovietico: parlare ai ragazzi del sesso e della contraccezione significa soltanto accrescere la loro curiosità di sperimentare.

I risultati di questa politica in Urss si esprimevano nel numero catastrofico degli aborti, e nella nuova Russia nel tasso di diffusione dell’Hiv. Il blocco dei Paesi ex sovietici è l’unica regione del mondo dove i casi di Aids sono in aumento invece che in diminuzione: 38% in più nell’ultimo decennio, di cui un milione di sieropositivi solo in Russia. La metà scoprono di essere stati contagiati solo quando la malattia diventa conclamata. Lo stigma sociale e la diffusione di mitologie come quella che l’Aids è un’invenzione (della Cia, del Big Pharma, dei media), sommati alla carenza di fondi per i farmaci, stanno producendo un’autentica epidemia. La campagna contro gli omosessuali fa poi pensare a molti che il rischio di Aids riguardi solo i “pervertiti”. Ma dei 100 mila casi di Hiv diagnosticati ogni anno in Russia, il 54% sono avvenuti per contatti eterosessuali, e il resto viene dalle siringhe infettate di un’altra epidemia, quella dell’eroina.


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