Sesso maleducati a scuola

Anche il Papa chiede l’educazione sessuale ma l’onda dei genitori No Sex frena

Di sesso si parla e si è sempre parlato tra i banchi. Ma non in cattedra. Almeno in Italia. Ma perché? Meglio, chi lo dice? La prima risposta è quasi intuitiva, ed è quella che si è data pure il Parlamento europeo nell’ultimo dossier Policies for Sexuality Education. «In Italia è lasciato ai singoli istituti il compito di decidere su tempi e programmi - recita il testo -. Ma l’inserimento dell’educazione sessuale tra le materie scolastiche ha trovato l’opposizione della Chiesa cattolica». Da tradizione millenaria, il sesso è un tabù e meno se ne parla meglio è. Anche perché a certe cose, non dimentichiamolo, bisogna iniziare a pensare solo dopo il matrimonio. E quindi raccontarle ai ragazzi non può che far del danno. Ma se già Giovanni Paolo II si dedicò alla «teologia del corpo», con le parole di Papa Francesco - «Il sesso non è un mostro da cui fuggire, ma un dono di Dio. E servirebbe un’educazione sessuale nelle scuole» si sdogana non tanto il sesso, ma la scuola. Prescelta come il luogo ideale per un insegnamento «oggettivo, senza colonizzazioni ideologiche». Tutto risolto? Affatto. Perché le scuole che, bontà e risorse loro, si impegnano a organizzare corsi e lezioni in classe, non si trovano a combattere solo con chi sta “fuori”. Tra i nemici più agguerriti, ci sono i genitori. Cattolici o di altre religioni, pure atei. Non importa. Ma assolutamente determinati a “difendere” i propri figli. Non più No Vax, ma No Sex.

L’alzata di scudi inizia negli anni dei governi Monti e Letta, con la “bomba” dell’educazione di genere. Volume della discordia è “Educare alla diversità a scuola”, libretto nato per «promuovere l’educazione alle differenze tra donna e uomo e lo sviluppo della libera espressione della personalità, la lotta al sessismo e all’omofobia». Iniziativa molto criticato da alcuni giornali e movimenti di estrema destra, che con il nomignolo di «teoria gender» ha suscitato una valanga di cattiva informazione e pure una grandissima confusione. L’ex ministro dell’Istruzione Stefania Giannini provò a fugare i dubbi, dicendo che «il tema gender è una truffa culturale, non esiste nel nostro paese». Ma ne è nato il mantra “Giù le mani dai nostri figli”. E tra genitori capita di affidarsi a internet più che ai medici addirittura quando si parla di salute, perché non se il tema è il sesso? D’altra parte il web è ricco di informazioni, con un fiorire di blog quasi esclusivamente e dedicati a diffondere il verbo. Il Comitato Difendiamo i Nostri Figli, che del No Gender - espressione che di per sè non vuol dire nulla, perché il genere esiste e non si può abolire - ne è bandiera. L’anima del Family Day ha ringraziato il ministro dell’Istruzione Bussetti per aver riconosciuto il diritto al «consenso informato preventivo» dei genitori su tutti i progetti extracurriculari.

Negli anni scorsi le scuole non si “consultavano” sui programmi scolastici. Ma con il consenso informato la polemica è quasi assicurata. Molti considerano ancora il sesso come un argomento da trattare “in famiglia”. E in alcune scuole per bloccare una lezione extra - perché di materia facoltativa si tratta, non obbligatoria - basta la non firma di una mamma e di un papà. L’elenco di chi continua la battaglia per lasciare che gli adolescenti soddisfino le loro curiosità su YouTube è lungo, zeppo di veementi polemiche. C’è il centro estivo bolognese che ha festeggiato il Gay Pride senza nulla dire ai genitori, la colpa: «indottrinare le candide menti dei bambini». L’educatrice che ha spiegato ai bimbi delle elementari che cos’è il sesso orale, perché uno di loro, con biglietto anonimo, l’ha chiesto. Sulle pagine di Libero e nelle parole del suo direttore Vittorio Feltri, è una «maestra sporcacciona».

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