Il grande fratello ce labbiamo in tasca

L’illusione olografica

Non si può davvero dire che George Orwell sia stato uomo di vasta immaginazione e preveggente fantasia, era invece un grande catalogatore, un esperto organizzatore di informazioni, una vedetta dalla vista acuta, un deduttore di rapida associazione, era in definitiva un bravo, un ottimo giornalista, un uomo con lo sguardo volto al passato appena trascorso e non al futuribile avvenire; e infatti i suoi scritti raccontano di ciò che ha visto, e di quello che ha visto capito, non di quello che forse un giorno potrebbe accadere se non facciamo i bravi. Anche i suoi romanzi, anche 1984, venduto in decine di milioni di copie negli scaffali della fantascienza e in centinaia di migliaia in quello delle distopie, che altro è se non un’affascinante cronaca letteraria del suo tempo, arricchita dalle logiche previsioni per il domani. Il Grande Fratello, per intenderci, non è l’Uomo che verrà, ma gli uomini che sono già venuti, Eurasia, Estasia e Oceania, è il mondo dove Orwell stava mettendo i piedi, è il mondo dove mettiamo i nostri piedi, il nostro di mondo è figlio unigenito del suo.

Come tutti i bravi reporter può aver commesso qualche errore di valutazione nello stabilire l’entità dei danni, sbagliato la previsione sulla caduta di Raqqah, forse avrebbe potuto mettersi un po’ più avanti e intitolarlo 1994, ma tutto lì, per il resto è nuda cronaca magistralmente romanzata, cronaca di ieri, cronaca dell’oggi, forse domani saremo già oltre. C’è solo un cosa che non quadra e ci lascia un po’ spiazzati e forse ci può indurre alla fantascienza, ma non è colpa di Orwell, lui proprio non poteva prevedere e neppure immaginare; il suo mondo, il ’900, è stato un mondo pervaso dalla serietà, dalla coscienza generale del tragico, e lui non ha conosciuto altro che gente seria, con tutto il bene che si può volere a Chaplin, Hitler non era un pagliaccio, ma un tipo molto serio, e lo era Stalin, e lo era Churchill, lo erano tutti, addirittura forse lo era persino l’ultimo agente dell’OVRA, e così il suo 1984 è un mondo molto serio, drammaticamente serio, dominato da gente serissima. E ora così non è, questo nostro 1984 è ancora tragico ma dominato nel ridicolo dalla casta dei burloni da combriccola, dei pagliacci circensi, dei comici del duetto vieni avanti cretino.

Guardate i ritratti del Grande Fratello e della sua nomenclatura affissi ovunque, ascoltatene la predicazione, compulsatene le direttive, cosa vedete e cosa sentite e leggete se non la vertigine di un delirio burlesque? Ciò mi induce a pensare che se nel 1984 di Orwell si può perdere in un modo o in un altro, ma non si può vincere la battaglia contro il Sistema, nel nostro forse, forse, forse… Ma no, ciò che constatiamo in verità non esiste, è pura illusione olografica, l’esistente è altrove, nell’invalicabile castello del Grande Fratello del Grande Fratello, dove sono tutti molto seri, serissimi.

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