Francia Germania ultima chiamata per bruxelles

Un fiume rosso di storia scorre lungo il Reno

In fondo è la storia di un fiume: il Reno. Fissa la trama secolare delle discordie e dei conflitti tra due nazioni, la Francia e la Germania; e di un continente intero, l’Europa, con le ferite ma anche con congiunzioni e appartenenze.

La lotta per il Reno: una frontiera da conquistare o difendere, una preda da catturare o da addomesticare per cui Francia e Germania si sono svenate fino all’eutanasia. Il confine naturale! Una illusione, poiché esistono solo frontiere umane. Possono essere giuste o ingiuste, ma non è la natura che detta la equità o suggerisce la violenza.

Dopo infinite guerre per scavalcarlo e per annetterselo hanno dovuto, i duellanti, considerarlo per quello che è, una meravigliosa invenzione della geografia. La grande via renana: che alterna solchi, corridoi e valli; si leggono i geroglifici dei secoli nel mezzo della distesa che separa Vosgi e Foresta nera, da un lato la cupa foresta dall’altro le colline chiare dei vigneti e le colture a scacchiera di una campagna meravigliosamente coltivata. E poi più a nord, discendendo il corso delle acque, i boschi fitti dentro cui i villaggi si disperdono come fessure di luce.

A stringare la Storia, c’è da una parte, all’inizio di tutto, la Francia, la libertà e la unità francese, del territorio, del pré carré come diceva il suo grande restitutore, il cardinale Richelieu. In nessuna nazione moderna una idea statale è così antica e continua come in Francia; anche nei tempi più oscuri e contraddetti, anche dal fondo delle miserie dei re fannulloni e di Caterina de Medici dai limiti politici, militari, amministrativi nei quali i re sempre tornavano da Filippo Augusto al re Sole, quel filo cento volte rotto e ripreso. E proprio dall’impero di Napoleone doveva uscire appunto la perfezione, storica si intende, della nazionalità.

Dall’altra del fiume c’erano i germani, il sobbollire e intricarsi di eventi e di lotte, non uno Stato ma mille principati e città e vescovadi. Mischie, risse, gelosie, sospetti microcosmi che fu proprio Napoleone a coagulare, per orgoglio e rivincita, in unità. La Germania prussiana che quel fiume, il Reno, supera in armi, vestita di ferro, inarrestabile, nel 1870 e nel ‘14 e nel ‘39!

Aveva ragione Marc Bloch: uno storico che voglia scrivere sul Reno deve per prima cosa esorcizzare dei fantasmi. E questi fantasmi sono innanzitutto il determinismo pseudo-geografico delle frontiere naturali. Per quel Moloch francesi e tedeschi hanno dilapidato la loro potenza fino alle apocalissi finali delle guerre mondiali del Novecento. Non c’è luogo su quelle rive che non sia stata macchiato dalla lotta: l’Europa equilibrio di potenze, bilico di forze, bilancia di stati rivali, tra cui sempre fanno da calamita Berlino e Parigi.

dopo la grande rottura della rivoluzione scendono in campo non più re e principi ma i popoli, l’Europa ostile, l’Europa delle nazioni. La mischia, adesso, non è più in nome degli equilibri dinastici che la diplomazia è sempre pronta a cucire con pazienza. Tra Francia e Germania lo scontro si fa ideologico, totalitario. O noi o loro! La Marsigliese! non a caso nata come inno dell’armata del Reno. Alla battaglia storici e filosofi hanno partecipano con il ruolo di fornitori di idee e di falsità, perché non c’è errore più fecondo che trasportate le idee del secolo in cui si vive ai secoli passati.

Alla fine, sceso sul Reno il silenzio sui massacri della seconda guerra mondiale, il fiume, nei rapporti franco-tedeschi non si è rassegnato a essere solo un limite, qualcosa di rinchiuso, di ricacciato in un angolo, un bordo, un povero margine. Perché non si può davvero ripetere la pace bacata, tetra, filiforme del 1918, la pace di Versailles, una larva di pace.

Il Reno è diventato una base per organizzare l’Europa, che come ogni base vive di scambi: per dare bisogna ricevere. L’Europa tra questi due colossi in ginocchio è rimedio disperato, ultima speranza di salvezza. Una immagine: Mitterrand e Kohl mano nella mano. Il grande duello è finito, anche negli spiriti. Pace per sempre sul Reno.

Sì: ma subito si parla di asse franco-tedesco, locomotiva franco tedesca, slogan, formule o constatazioni che suggeriscono agli altri europei sospetti sui due ex grandi nemici, di egemonia e egoistico sfruttamento.

Sospetti non del tutto arbitrari. Che l’Europa per la Francia era stata fino ad allora il nemico, l’avversario delle nazioni e innanzitutto della nazione francese. Diventava rimedio disperato e necessario, un rifugio un’ultima speranza di salvare anche grandeur implacabilmente declinanti. La Francia della Quarta repubblica è esausta, sfiancata dalla lotta anacronistica per serbare un impero. La Germania sull’altra sponda è rovina, tagliata a metà dal muro che divide le ideologie.

De Gaulle sale al potere, per la seconda volta, nel 1958. Ha verso gli anglosassoni il risentimento per gli sgarbi, veri o immaginari, dei tempi dell’esilio. Il suo concetto della politica internazionale è di ispirazione settecentesca, l’ideologia non vi ha quasi parte. Così anacronistico e poco pertinente da sembrare talora ultramoderno. La sua avversione per gli americani, il rifiuto a diventare satellite degli Stati Uniti fu un conflitto di fondo. Egualmente non credeva al processo di unione politica europea, al massimo accettava quella economica: dopo che gli illustrarono quanto ne guadagnava la Francia. La sua politica europea era dunque il rapporto privilegiato, di più: unico, con la Germania, da cui si aspettava ovviamente l’obbedienza, il rassegnarsi come è dovere dei vinti a una posizione secondaria. Gli altri Europei? Non li considerava nemmeno.

Questa impostazione, in fondo, ha continuato ad avere spaccio a Parigi, anche con il succedersi dei presidenti all’Eliseo e il rarefarsi dei facili e pingui tempi della grandeur. È cresciuta e attempata, eppure la Germania affamata di Adenauer diventava quella del miracolo produttivo e ricostruttivo di Erhard e di Kiesinger, un colosso economico: fino alla riunificazione con l’Est, sulle rovine del Muro. Che Mitterrand, coerente, ha avversato.

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI


[Numero: 159]