Francia Germania ultima chiamata per Bruxelles

Su aerei, elicotteri e spazio fanno da soli e uccidono l’idea

C’è chi esorcizza il pericolo con una alzata di spalle. Chi si è preoccupato moltissimo. Parliamo di quel Trattato di Aquisgrana che stringe ancor di più gli ingranaggi del motore franco-tedesco in materia di Difesa europea e industria militare. Il Trattato prevede l’istituzione di un Consiglio di difesa e di sicurezza franco-tedesco che avrà un innegabile impatto sulle due forze armate e le rispettive industrie del settore. La Germania ha accompagnato la firma del Trattato con l’annuncio di un maxi-ordine di 90 aerei Eurofighter nella configurazione più avanzata, che significa miliardi per l’industria di casa propria, essendo la franco-tedesca Airbus il pilastro del consorzio, ma dove ha un ruolo anche la nostra Finmeccanica-Leonardo. Ciò che più conta, però, nel campo aerospaziale, è quanto si prospetta per il futuro: Francia e Germania (con l’aggiunta della Spagna) si sono impegnate a investire in un caccia di sesta generazione, il Fcas, in grado di competere con l’americano F35, in ciò impegnando miliardi di euro e il meglio della loro industria, ossia di nuovo Airbus e Dassault.

Stesso discorso si potrebbe fare per il drone europeo, il Male Rpas, combinazione in cui ci sono anche italiani e spagnoli, ma soprattutto i due alleati. Si annunciano poi un carro da battaglia e un nuovo elicottero franco-tedesco che entrano in diretta competizione con prodotti italiani.

Infine l’ingarbugliata questione della cantieristica, con il matrimonio Fincantieri-Stx bloccato in extremis da un ricorso dei due governi all’Antitrust europeo. Un ricorso che ha fatto sbottare Giuseppe Conte: «Ambiguo e poco comprensibile».

Sono molte le preoccupazioni che si colgono lontano dai taccuini. Il punto è che il Trattato di Aquisgrana rafforza un’antica cooperazione militare. Nulla di totalmente nuovo: da tempo esiste una brigata permanente mista, con reggimenti francesi e tedeschi, quartier generale a Strasburgo. E c’è un reparto misto per gli aerei da trasporto. Ora si prefigurano anche missioni congiunte all’estero. Francesi e tedeschi cooperano già nell’Africa sub-sahariana: 1000 soldati tedeschi in Mali sono una valida spalla per i francesi, più concentrati su Ciad e Niger. Ma che accadrà domani?

Il gioco delle co-produzioni si fa ancor più interessante da quando c’è un Fondo europeo che finanzia la progettazione e lo sviluppo degli armamenti con una torta di ben 13 miliardi di euro di qui al 2027. C’è chi è molto pessimista, come Guido Crosetto che nella sua duplice veste di deputato FdI e di presidente di Aiad (associazione delle industrie private del settore) teme che i giochi siano fatti : «Nel settore della Difesa abbiamo osservato questa tendenza da tempo: prima con Airbus e la sua arroganza; poi con Ariane e il comportamento nei confronti di Vega, il lanciatore italiano; poi ancora con l’Agenzia spaziale europea; infine, con la vicenda Fincantieri-Stx. Tutto questo dimostra a coloro che, anche giustamente, continuano a credere nell’Europa, che Francia e Germania stanno uccidendo con il loro comportamento l’idea che ne è alla base». Alessandro Profumo, amministratore delegato di Leonardo-Finmeccanica, in una recente audizione parlamentare è stato appena più cauto: «Il rischio è che due Paesi al di là delle Alpi tendano a sviluppare progetti tenendo altri Stati al di fuori. Mi preoccupa soprattutto la lettera di intenti siglata l’anno scorso dal presidente Emmanuel Macron e dalla cancelliera Angela Merkel in merito a cooperazioni rafforzate su tutta una serie di aree, dal Fcas agli elicotteri». E concludeva: «L’Italia deve decidere e chiedere di sedere al tavolo esattamente come gli altri». Invece noi ci litighiamo.

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