Francia Germania ultima chiamata per Bruxelles

Il nucleo duro

Siglando ad Aquisgrana un nuovo trattato bilaterale, Emmanuel Macron e Angela Merkel hanno semplicemente preso atto di una evidenza: se si vuole rimettere insieme l’Europa - per quanto possibile e con i tempi che corrono - non si può che ripartire dal vituperato asse franco-tedesco. Quale sarebbe l’alternativa? I gilet gialli? Marine Le Pen che schiamazza evocando la svendita della Lorena francese agli odiati nemici tedeschi? Ridicolo, ha commentato Le Monde, per lei e per la Francia. Angela ed Emmanuel hanno messo insieme le loro attuali debolezze, hanno riverniciato un’egemonia spesso arrogante e di tutto questo sono entrambi consapevoli. Ma è altrettanto evidente che quel patto è un vero tornante della storia contemporanea: potrebbe essere l’ultimo atto dell’ancien régime comunitario o il primo per la rifondazione di un’Unione. Se sul parlamento di Bruxelles-Strasburgo si abbatterà l’annunciata onda populista, cancelliera tedesca e presidente francese dovranno rapidamente aggiornare i loro dossier. Se invece il sistema resisterà, allora Aquisgrana sarà inevitabilmente l’atto costitutivo di una rifondazione.

Con il realismo che le appartiene, Angela Merkel ha riconosciuto la gravità della situazione, per la prima volta - ha detto - 74 anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, vengono rimesse in discussione realtà che sembravano acquisite. La minaccia viene dall’esterno dell’Europa ma anche e soprattutto dalla collera che si esprime all’interno delle nostre società. Aquisgrana per Macron dovrebbe essere come uno scudo in difesa dei “tumulti” del mondo.

Francia e Germania, però, non bastano più, ha commentato l’Economist. Ed è vero perché la vecchia-nuova diarchia irrita. Non c’è più l’incrocio perfetto tra gigante economico (la Germania) e quello politico (la Francia) che servì a Kohl e Mitterrand per prendersi la mano a Verdun e insieme rinunciare alo storico feticcio delle loro monete tradizionali, marco e franco. La liturgia di gesti, abbracci e amorosi sguardi tra Angela ed Emmanuel non ha più niente di sacro. Non basta nemmeno l’ombra di Caro Magno.

Eppure, avvertiva Pierre Moscovici nell’intervista a Marco Zatterin su La Stampa, l’Europa deve avere un motore e serve che sia franco-tedesco, perché se non sono d’accordo loro, non si muove nulla. Immaginate un’Europa a maggioranza sovranista? I gilet gialli, che hanno rifiutato l’abbraccio di Di Maio, non saranno più disponibili con Madame Le Pen. Se sono “vecchi” Merkel e Macron, la Le Pen si è dimostrata nella circostanza più vecchia di loro. La rivolta, il “tumulto” delle nostre società è già oltre, non cerca una rappresentanza tradizionale da portare a Bruxelles. Per questo non c’è alternativa all’asse della coppia di Aquisgrana, dopo di loro, il diluvio. Tocca gli altri - per quel che riguarda l’Italia, al nostro governo - far sì che l’asse franco-tedesco non si chiuda ma si apra, rinnovando al più presto il trattato siglato al Quirinale tra Gentiloni e Macron, come dice in questa pagina l’ambasciatore Valensise a Francesca Sforza. Una nuova Europa potrà nascere solo da questo nucleo duro, nessuna prospettiva può sorgere da partiti e movimenti nati per rompere le solidarietà e non per rinnovarle.

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI


[Numero: 159]