Chilometro zero

Sui mercatini il contadino ci mette la faccia e la vendita diretta aiuta l’agricoltura

Carmelo Troccoli è il direttore della fondazione Campagna Amica di Coldiretti che organizza e controlla oltre 10 mila punti di vendita diretta dei prodotti agricoli.

Che cosa definisce un prodotto a chilometro zero?

«Non esiste una definizione univoca. Esistono però leggi regionali che in genere prevedono un limite chilometrico. Per noi è importante il rapporto diretto che si crea tra chi produce e chi consuma e questo, a differenza della Grande distribuzione, ci permette di tagliare i passaggi intermedi della filiera».

Perché un consumatore dovrebbe scegliere questo sistema di vendita?

«La Fondazione nasce da un progetto della Coldiretti partito nel 2009 e che è cresciuto in maniera costante. Secondo un’indagine di opinione dell’istituto Ixè il 43% dei consumatori dichiara di conoscere la nostra rete, la più grande rete di agricoltori a livello mondiale che lavora sotto uno stesso marchio, seguendo le stesse regole e lo stesso disciplinare».

In concreto, perché un consumatore dovrebbe scegliervi?

«Per il rapporto fiduciario che si crea con l’agricoltore che ogni settimana ci mette la faccia e può raccogliere in diretta gli elogi o le proteste del consumatore. Per la freschezza del prodotto che rispetta sempre la stagionalità. In questo momento in un nostro mercato di Milano, o Torino, lei non troverà mai i pomodori. E poi in questo modo si dà un contributo importante alla conservazione della biodiversità sostenendo il lavoro dei nostri agricoltori».

E siete in grado di controllare i prezzi?

«Nel nostro sistema il rapporto qualità prezzo è molto garantito. I prodotti standard in genere costano di meno ma ci sono anche alimenti unici, frutto appunto della biodiversità, che non hanno un’offerta confrontabile in altri punti vendita. In genere nei nostri mercati c’è una lavagna che indica i banchi dove il prezzo di alcuni prodotti è più basso anche se la qualità resta elevata. Ci tengo a sottolineare, però, il ruolo che la nostra rete di agricoltori svolge nel contribuire ad una alimentazione sana e consapevole dei cittadini che scelgono il nostro modello».

Quanto vale il fenomeno della vendita diretta?

«Secondo i dati Ismea la vendita diretta in Italia ha un giro d’affari di sei miliardi di euro. Un report di Ixè stima che la rete di Campagna Amica arriva a genererà re circa 3,5 miliardi. E il trend è in crescita».

Con un giro d’affari simile c’è il rischio di abusi. Che consiglio date ai consumatori?

«Il rischio di abuso della definizione di chilometro zero sui prodotti alimentari c’è. Per questo noi invitiamo i consumatori a fare attenzione e a scegliere per l’acquisto i mercati, i negozi o le aziende dove c’è un agricoltore che vende i propri prodotti o quelli di altri agricoltori aderenti alla nostra rete».

C’è un proverbio che dice fidarsi è bene, non fidarsi è meglio. Campagna amica come garantisce i suoi prodotti a chilometro zero?

«Facciamo controlli nelle fattorie, nei mercati e anche sul campo. Controlli documentali e ispezioni che ci permettono di capire se quello che viene venduto è stato realmente prodotto dal contadino o acquistato da altri agricoltori della nostra rete. Ci sono responsabili provinciale e regionali e c’è un organismo terzo, il Csqa, riconosciuto dal ministero che certifica i nostri controlli e che a sua volta fa controllori. Chi non rispetta le regole rischia la sospensione e in caso di gravi irregolarità l’espulsione è il ritiro del marchio».

Quanti “furbetti” hanno individuato i vostri controllori?

«Non ho il numero preciso ma in questi anni ci sono state aziende che sono state sospese e altre che sono state espulse. Campagna Amica ha tutto l’interesse al rispetto delle regole e ad un corretto rapporto con il consumatore. Solo così possiamo valorizzare il valore sociale di questa rete».

Che cosa intende per valore sociale?

«A livello locale ci sono state significative ricadute: un terzo delle nostre aziende ha potenziato la forza lavoro. La vendita diretta ha generato nuova occupazione, con una media di 1,7 posti per azienda. Si tratta soprattutto di giovani, in prevalenza donne. Quasi un’azienda su dieci ha assunto persone appartenenti alle fasce deboli. E l’aumento del fatturato delle aziende che partecipano alle nostre aziende, è in media del 22%, le aiuta a restare radicate nei loro territori, spesso marginali».

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