Chilometro zero

Non tanto equo ma solidale

Noi qui nei dintorni di mercatini Chilometro Zero ne abbiamo tre; abbiamo il primo a km 0,01, il secondo a km 0,15 e il terzo, un po’ distante in verità, a km 3,5. Il più vicino è proprio qui dietro il cancello di casa e di fatto è il nostro orto, l’offerta di prodotti è modesta ma di buona qualità, oltre alle caratteristiche organolettiche curiamo molto anche l’estetica, e i pomidori sembrano davvero dei pomidori le zucchine le caviamo quando ancora sono ine e non delle bombe, e il radicchio invernale, proprio di questi giorni, quando è ancora tenerello e si può masticare crudo con facilità; non usiamo fertilizzanti se non la cacca della cavalla Bambolina che in cambio ha diritto di transito, e come anticrittogamici solo lo stretto necessario per debellare il devastante grillo talpa, su cui interveniamo con del semplice gas mostarda. Il punto dolente sono i prezzi, piuttosto alti, costano parecchio le sedute di fisiokinesi e chiropratica, i farmaci anti infiammatori e le creme per alleviare i mal di schiena. Il secondo, a centocinquanta metri, è in verità la casa dei nostri vicini, agricoltori con molti impianti e coltivi, alla stagione offrono ottimi kiwi rossi e gialli, uva da tavola, susine, prugne, farina di grano duro e tenero, caki, tutta roba di gran qualità, trattata a dovere con fitofarmaci e fertilizzanti delle migliori aziende mondiali, non producono con disciplinare bio perché vedono che in casa loro vivono sani e a lungo già così e non vogliono rischiare; il costo dei loro prodotti è di difficile calcolo perché li barattiamo con lezioni di latino e inglese per le loro due figlie più piccole. Il terzo e più lontano è un vero e proprio mercato con le bancarelle e i furgoncini, non ci andiamo molto spesso perché in virtù degli altri due raramente ci manca qualcosa da mettere sotto i denti, ma alla fine troviamo sempre una buona ragione per farci un passo. Andiamo soprattutto per i favolosi biscotti che una anziana signora porta giù dal suo forno in montagna nel baule di una vecchia Mercedes S, non le vengono mai bene poverina, una volta sono troppo cotti un’altra un po’ poco, a volte sono tagliati troppo grossi da mettere in bocca, altre sono tutti sbriciolati, ma proprio i loro difetti li rendono di sapore unico, una continua eccentrica sorpresa; costano un occhio della testa, ma costa anche portarli al mercato con una Mercedes a sei cilindri. E poi compriamo qualcosa da questo e da quello, perché i piccoli contadini sono con l’acqua alla gola, strozzati dai grossisti, e se non ci fosse il Chilometro Zero per smaltire un po’ del prodotto che quegli impuniti gli lasciano sul campo, sarebbero tutti già spacciati; i prezzi si sa non sono bassi, ma se proprio non si può dire che quel mercatino sia proprio ma proprio equo, di sicuro è solidale, e questo ci fa davvero piacere.


[Numero: 158]